I ricordi in una mail alla DS

Cara Dirigente,
nel risponderle aggiungo qualche nota informativa

Dal 2003, ovvero da quando e’ stata introdotta la robotica nel nostro
istituto grazie ad una sperimentazione nazionale, la referente e
responsabile del progetto sono io.

Scelsi di calarlo nel normale orario curricolare e decisi di estenderlo
agli altri ordini scolastici cosi’ da realizzare, per quanto possibile, un
curricolo verticale. Per ciascun ordine previdi un coordinatore. Inoltre
realizzai una scheda (ovvero quella in allegato) che serviva per tenere
traccia dell’attivita’ svolta..

Nel 2009, quando il collega Patti Giuseppe ando’ in pensione, a lui
subentro’ la collega Luisa De Matteis (per la secondaria) e quando ando’
in pensione la collega Ivana La Salvia, a lei subentro’ la collega Anna
Maria Triunfo (per la primaria)

Per avere nuovi kit da affiancare a quelli che ci derivavano dalla
sperimentazione, la DS Martino ottenne dal progetto della Provincia un
ulteriore finanziamento che consenti’ di avere un corso all’interno del
nostro istituto ed anche nuovi kit.

Un ulteriore aiuto ci e’ derivato ultimamente dalla donazione da parte di
un genitore

Per favorire gli studenti piu’ grandi destinai i Kit della mindstorm alla
secondaria.
Per l’infanzia abbiamo l’apetta robot programmabile ed il kit wedo

Tornando ai materiali, ognuno e’ responsabile di quanto usa con gli
studenti.

Sino al 2009 coadiuvata da alcuni studenti mi sono occupata direttamente
della verifica finale dei kit
destinati ed usati alla secondaria. Poi ho pensato fosse piu’ utile che
venissero responsabilizzati gli studenti che effettivamente utilizzavano
i kit.

Sino ad oggi, salvo alcune eccezioni, i kit della mindstorm sono stati
utilizzati dal corso A e, in per quanto possibile, dalla collega Paola
Serangeli.

Buona giornata, Linda

Ponte con Rob&Ide

Ciao
per non duplicare le informazioni creo ora un ponte con il blog Rob&Ide nel quale troverete la documentazione costantemente aggiornata e relativa a questo anno scolastico

Ricordo che potete “sfogliare” le nostre pagine
procedendo per mese

Settembre 2009
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=200909

Ottobre 2009
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=200910

Novembre 2009
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=200911

Dicembre 2009
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=200912

Gennaio 2010
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=201001

Febbraio 2010
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=201002

Marzo 2010
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=201003

Aprile 2010
http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=201004

A presto, Linda

Open day e robot

Carissimi, vi farà piacere sapere che nel nostro open day l’angolo dedicato alla robotica ha avuto molto successo: Giulia e Giorgio della 3^ A hanno presentato l’attività e hanno illustrato il video del G.C.J. Due alunni di 1^ A, Marco e Andrea, hanno programmato un robot e hanno illustrato il suo funzionamento attraverso una piccola dimostrazione, oltre a far vedere le varie fasi di programmazione. Sono stati bravissimi: dopo un breve incontro con due compagni di 3^, hanno provato e riprovato con grande pazienza. Personalmente sono intervenuta solo nella fase iniziale e su loro richiesta: la scoperta è, tutto sommato, la parte più affascinante ed è quella che serve a sollecitare le capacità logiche!

Speriamo di poterlo fare anche con altri alunni.

Un saluto e a domani. Luisa

Evento finale Global Junior Challenge 2009

La manifestazione conclusiva del Global Junior Challenge 2009 si terrà a Roma dal 7 al 9 ottobre 2009. Numerose le attività in programma e le sedi scelte per i vari eventi: l’Istituto Tecnico Industriale Statale Galileo Galilei, storica scuola nel cuore della città, la magnifica Aula di Giulio Cesare in Campidoglio, sede del Comune di Roma, e il Palazzo del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica Italiana.

[ Programma_GJC_ita_v1.pdf ]

In programma [documento in pdf]

  1. lo spazio espositivo dedicato a tutti i progetti finalisti provenienti da diverse regioni del mondo
  2. il convegno internazionale dedicato all’innovazione sociale
  3. la cerimonia di premiazione in Campidoglio nella storica Aula Giulio Cesare
  4. l’incontro dei vincitori con il Presidente della Repubblica al Quirinale
  5. le serate musicali

Organizza il viaggio a Roma

Global Challenge Junior 2009 – siamo tutti in Finale! [SdR]

Carissimi,
vi scrivo per darvi una bellissima notizia e fare i complimenti a ognuno di voi!!!
I due progetti che vedevano le scuole di questo gruppo coinvolte sono in Finale del Global Challenge Junior!

Ecco la pagina dei finalisti:
http://www.gjc.it/2009/node/596

[ Scheda ID 396 Rotta verso il futuro ]
[
Scheda ID 529 Raccontare i Robot ]

Complimenti di Cuore a Tutti!!!
L’evento finale si terrà dal  7 al 9 ottobre. Ai prossimi giorni per maggiori notizie!

Carissimi saluti a tutti!!!

=======================
Emanuele Micheli
Scuola di Robotica
C.P. 4124 – P.za Monastero, 4
16149 Genova, Italia
http://www.scuoladirobotica.it
http://www.scuoladirobotica.it/retemiur
http://www.roboethics.org
http://www.ciarobot.org

 


il nostro progetto di Robotica a Genova

Scuola di Robotica
e la Biblioteca Internazionale per i Ragazzi
“Edmondo De Amicis” di Genova organizzano
in collaborazione con
la Città dei Bambini e dei Ragazzi,
Kuka Roboter Italia, Women&Technologies
e MyPage
“RACCONTARE I ROBOT”

[comunicato stampa]

[ il programma ]


Dal 4 al 9 maggio 2009 si svolgerà, presso la Biblioteca Internazionale per Ragazzi “Edmondo De Amicis” di Genova, al Porto Antico, una settimana di attività “robotiche” (artistiche, educative e scientifiche), dedicate ai “ragazze/i” dai 4 anni in su, allo scopo di discutere dei vari aspetti di questa disciplina, affascinante e, per che no, talvolta inquietante. La mostra raccoglierà favole, disegni, robot di cartapesta e robot veri. Saranno in mostra robot disegnati, raccontati e manufatti da bambine e bambini di molte scuole italiane, dalle classi della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado dell’Istituto “don Milani” di Latina alla Scuola Media “Marconi” di Gambolò, Pavia. In questa settimana, si avvicenderanno alla “De Amicis” letture e laboratori sulla robotica, filmati, narrazioni e brevi corsi, tra cui lo zoo dei robot (dai 6 ai 10 anni); l’enigma dei robot (dai 10ai 14).

L’insegnante Linda Giannini, coordinatrice e referente per la robotica dell’Istituto Comprensivo don Milani presentera’ a numerosi docenti di tutta Italia quanto realizzato in questi anni.

il nostro progetto di Robotica al Campidoglio

Per il terzo anno consecutivo
l’Istituto Comprensivo Don Milani viene invitato a presentare
il progetto di robotica al Campidoglio nella Sala del Carroccio

Quest’anno l’appuntamento ci sara’ il 7 maggio 2009, alle ore 10.00

[ il programma terza edizione RomeCup 2009 ]
[ la scheda dello spazio espositivo Rome Cup 2009 ]

il programma delle due precedenti edizioni:

[ RomeCup 2007 ] – [ RomeCup 2008 ]

Comunicazione a cura della referente del progetto:
ins. Linda Giannini

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

LA PICCOLA ROBOT ROSY

Al compleanno di Sophia venne invitata molta gente per la splendida sorpresa che doveva ricevere. Al momento della torta lei era molto emozionata di aprire i regali specialmente quello dei genitori perchè era il pacco più grande. Prima scartò i regali più piccoli poi quelli più grandi. I genitori le avevano regalato una robot piccolina, che Sophia chiamò Rosy. La piccola robot era un genio perchè sapeva fare di tutto e inoltre era una vera amica, quella che Sophia non aveva mai avuto. Giocavano molto spesso a parrucchiere e Rosy era molto brava. Sophia considerava Rosy come una gemella, e non si separavano mai neanche per andare a scuola. Quando un brutto giorno Sophia dovette andare all’ospedale poiché aveva la febbre a quaranta. I dottori dicevano che la bambina non avrebbe superato la notte a causa della particolare malattia che l’aveva colpita, a meno che non le venisse effettuata una operazione difficilissima e costosissima, e venissero procurati componenti rari da trovare per il computer. Rosy, che possedeva proprio quei componenti introvabili, donò la sua vita per salvare quella di Sophia. L’operazione andò bene, infatti Sophia piano piano rincominciò a vivere serena e tranquilla, ma purtroppo senza la sua piccola robot Rosy. Sophia pianse molto per la perdita della sua carissima amica robot, ed i suoi genitori decisero di adottare una bambina, che venne chiamata Rosy. Finalmente Sophia riprese a sorridere e socializzò con la nuova arrivata. Anche se l’emozione di quell’incontro fu grande, non era paragonabile alle emozioni provate con la robot Rosy, e in cuor suo sapeva che non avrebbe mai più provato in vita sua emozioni simili.

1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

IL ROBOT E LA PRINCIPESSA

C’era una volta un principe robot bello, lucido, alto, robusto di nome Kaan. Egli viveva con suo padre, il re dei robot su Marte. Il giovane principe, mano a mano che passavano gli anni, si sentiva sempre più insoddisfatto e infelice. Nessuno riusciva a distrarlo: egli era perennemente triste. A poco a poco cominciò ad arrugginire e invano suo padre chiamò gli ingegneri più famosi di Marte. Nessun ingegnere e nessun rimedio erano efficaci a guarirlo. Il desiderio del giovane robot era quello di andare sulla Terra. Nelle notti in cui il pianeta si poteva ammirare, Kaan, senza per nulla riposare, aveva lo sguardo fisso alla Terra. Un giorno convinto dai suoi amici robot ad andare a bere un drink di olio di motore, in un luogo lontano dal palazzo reale, uscendo dal locale per prendere una boccata d’aria, smarrì la strada. Dopo aver attraversato in largo e in lungo la città pensò di pernottare, si sdraiò per terra e si addormentò. Fece uno strano magico sogno. Gli pareva di trovarsi in un immenso prato e tutto intorno, immersa in una luce d’argento, davanti a lui stava una fanciulla bellissima con lunghi riccioli di capelli biondi. Egli le offrì un mazzo di rose rosse e lei gli disse che era la figlia del re di un paese piccolissimo della Terra. In quel momento il sogno si spezzò e il robot si svegliò. La Terra era alta nel cielo, il principe la guardò e pensò che sarebbe stato bellissimo ritrovare la meravigliosa fanciulla. Ad un tratto gli parve di udire delle voci arrivare da lontano. Incuriosito si incamminò verso quelle voci fino a che non si trovò davanti ad una porta. Aprì quella porta e entrò in una stanza dove stavano due individui strani. Kaan raccontò loro che si era smarrito ed essi gli rivelarono di essere abitanti della Terra e che avevano soggiornato a lungo su Marte ma che ora sarebbero tornati sul loro pianeta, se avesse voluto lo avrebbero condotto con loro. Il principe acconsentì con gioia, i due terrestri lo fecero salire sulla loro navicella spaziale e dopo un fantastico volo attraverso lo spazio, si posarono su uno dei monti della Terra. I due salutarono Kaan e gli indicarono la strada che da lì conduceva alla capitale. Il paesaggio intorno era fantastico, prati verdi, cieli azzurri, monti elevati e cammina cammina il principe giunse alla capitale. In mezzo ad un enorme giardino c’era la reggia di candido marmo. Il re vecchissimo, dalla lunga barba bianca, lo accolse con un sorriso e al suo fianco stava la bellissima principessa del sogno. Come nel sogno egli le offrì un mazzo di rose rosse che aveva raccolto strada facendo ed ella li accettò sorridendo. Per poter essere con orgoglio al suo fianco, il robot bevve una pozione magica che esaudiva un unico desiderio e che gli era stata donata dai due terrestri che lo avevano aiutato. Il suo desiderio era quello di diventare un uomo. Questo desiderio fu esaudito. Qualche tempo dopo i due giovani si fidanzarono e le nozze si celebrarono nella reggia con grande ricchezza e in mezzo all’allegria generale. Poi il principe condusse la sua bellissima sposa su Marte, dove il padre, che ormai lo aveva pianto come perduto, fu felice di rivederlo. Tutti i sudditi accorsero alla reggia ad acclamare il giovane e la sua sposa.

Chiara Bergo 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

Un robot come amico

In una casa in campagna viveva una bambina di nome Michela molto disordinata: nella sua cameretta c’era sempre qualcosa sparsa in giro come vestiti sul letto, per terra, sul comodino e libri lasciati ovunque, perciò molte volte dimenticava di fare i compiti. Anche tutte le sue mollettone per i capelli e i trucchi erano in disordine. Il giorno del suo compleanno un amico le regalò un kit per costruire un robot. La bambina pensava che fosse il peggior regalo che avesse mai ricevuto, ma un giorno decise di costruirlo. Ci impiegò un po’ di tempo per capirne la sequenza di montaggio, ma alla fine cominciò a divertirsi assemblando bulloni con ruote e altri pezzi. Rimase chiusa nel disordine della sua cameretta per una settimana intera, finchè non finì il robot, senza uscire per mangiare o giocare con gli amici. Appena il robot fu pronto lei con molto timore e gentilezza gli disse: “Ciao, io sono Michela, la tua nuova amica.” Il robot rispose: “ Io sono Ferrix e sono felice di essere tuo amico.” Poi iniziò a frugare tra le cose della bambina. Ad un tratto entrò la mamma di Michela che vedendo il disordine disse: “Non è possibile che la tua camera sia sempre in disordine. E poi cos’è quel pezzo di ferro lì per terra? Non sarà quel robot che ti hanno regalato!” Poi riprese: “Fallo sparire subito!” Michela rassicurò il robot: “Non ti preoccupare le faremo cambiare idea!” Ferrix rispose: “Per farle cambiare idea potrei mettere a posto la tua camera ed aiutarti nello svolgimento dei compiti. Che ne dici?!” “Per me va bene!” esultò la bambina “ ma ti voglio aiutare!” I due si misero a lavoro e tra maglie, trucchi, mollettone, libri ed altro, trascorsero tutto il pomeriggio a mettere a posto la camera. La mattina dopo, quando la mamma vide la camera restò impressionata dall’ordine che regnava ed ebbe solo una cosa da dire:” E’ meraviglioso!” Poi continuò: “Ma non per questo terrai quel robot!” Chiuse la porta sbattendola ed andò a lavoro. Michela andò a scuola con tutti i compiti svolti alla perfezione. Quando tornò a casa mostrò alla mamma gli ottimi voti che aveva ottenuto ed allora la mamma convinta esclamò:”Non puoi avere un Robot per amico, neanche se diventassi una bambina perfetta. Questi “cosi” hanno bisogno di cure speciali, e poi potrebbero fare danni! Assolutamente no!!” Così la mamma chiuse il robot nella cantina. Michela incominciò a prendere bruttissimi voti a scuola, a non parlare più con nessuno, a non uscire più con le amiche e rimanere in camera sua a disegnare Ferrix. La mamma le ripeteva: “Guarda che così non ottieni niente!” Ma alla bambina il suo robot le mancava tanto, così un giorno decise di chiudersi in cantina con Ferrix. Appena lo vide gli disse: “Non ti lascerei mai morire da solo qui dentro, stai tranquillo,” poi ridendo continuò: “ho portato anche la cena!” Ferrix ringraziò e disse:” Non so come avrei fatto senza di te, sei una vera amica!” Rientrando a casa, la mamma non vide Michela ed intuendo che ella potesse essere col suo robot amico, corse veloce in cantina. Appena aprì la porta, Michela si nascose, ma la mamma urlò:”Lo so che sei qui, vieni fuori che ho una bella notizia da darti.” Michela chiese:”Quale notizia?” “Teniamo Ferrix” rispose la mamma ormai rassegnata. Michela le saltò tra le braccia gridando:”Grazie!!” Così la mamma capì che l’amicizia è molto più importante del fatto che una persona sia fatta di ferro oppure no e Ferrix visse per sempre con la sua piccola amica.

1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

ROBOT GIUBOTTINO 2°

Una volta l’uomo aveva bisogno di aiuto nel lavoro e nella casa, necessità che qualcuno lo aiutasse, ormai le altre persone non erano disponibili e girava la voce che, siccome c’era troppo inquinamento e la natura non riusciva a resistere, il mondo sarebbe finito nel giro di due anni, l’umanità stava per scomparire. A migliorare il mondo ci stava pensando lo scienziato Giubottino costruendo degli esseri in grado di resistere a tutto e obbedire ai comandi. Vennero chiamati Robot Giubottino 2° e distribuiti in ogni casa del mondo. Naturalmente arrivò anche in casa Pennetta dove era appena nata Carlotta. Carlotta venne cresciuta con l’aiuto dei genitori, ma soprattutto con l’aiuto di Robot. La prima parola che disse fu proprio “Bobot Ubottino” (Robot Giubottino). Ormai Carlotta è crescita ed ha 8 anni, ancora ricorda quando aveva bisogno dell’aiuto di Bobot per fare i compiti. Ormai lo chiama Bobot, si è molto affezionata a lui ed ogni sera si addormenta ascoltando la storia della sua invenzione. Ora il mondo è migliorato tantissimo: aiuto in casa, nel lavoro, meno inquinamento, i robot non servono più, ma sono diventati i migliori amici dell’uomo ed è solo grazie a loro se siamo ancora vivi. Da anni, però, è proibito far vedere la TV a tutti i Robot Giubottini 2°, nessuno ha mai capito perché, tutti tranne lo scienziato Giubottino, naturalmente. All’inizio tutti si ponevano la domanda, ma ora sembra che a nessuno importi. L’altro giorno siamo andate io e Carlotta a chiederlo allo scienziato, ormai morente. Gli abbiamo posto la domanda che ormai più nessuno si poneva: “Perché non si può far vedere la televisione a tutti i Giubottini 2°?”. Un momento di silenzio calò nella stanza, poi rispose: “Ragazze, se volete potete sperimentarlo voi stesse nel mio laboratorio, ma state attente, dopo un paio d’ore accadrà qualcosa di brutto, stategli alla larga per sempre. Le chiavi sono qui in questo comodino nell’ultimo cassetto, insieme alle chiavi troverete un biglietto, scritto per essere letto nel momento in cui qualcuno si interessasse alla questione come voi”. Detto questo morì. Noi ci affrettammo a trovare nell’ultimo cassetto ciò che desideravamo. Lo trovammo. Non era proprio un mazzo di chiavi, c’era solo una chiave attaccata ad un portachiavi che rappresentava proprio il Robot. Presi la lettera e la lessi ad alta voce, diceva: “A coloro che si interessano di scoprire i lati brutti di Robot Giubottino 2°. Prendete queste chiavi, aprite il laboratorio (ultima stanza in fondo al corridoio), lì troverete i robot ed un TV, sperimentate voi stessi cosa accade, ma state attenti dopo due ore, stategli lontano e quando riuscirete ad acchiapparlo con un retino, quello si spegnerà. Scienziato Giubottino” A quel punto chiesi a Carlotta: “Sei pronta?”, lei mi rispose con aria coraggiosa: “Si, sono pronta a sapere ciò che può succedere”. Corremmo infondo al corridoio e ci trovammo di fronte un’antica porta color marrone-scuro. Infilai la chiave e lentamente la girai, quando finalmente la porta si aprì. Il laboratorio era molto spazioso con tre librerie disposte ai tre angoli della stanza, carichi di libri, un angolo era occupato da una scatola contenente tredici Robot Giubottini 2°. Al cento della stanza c’era un lungo tavolo con sopra una mascherina, una pinzetta, un computer, un telescopio, un provetta. Di fronte al tavolo c’era la televisione con il telecomando. Presi un robot, mentre Carlotta accendeva la TV e lo mettemmo davanti, uscimmo e chiudemmo a chiave. Eravamo sedute nel salone, siamo state un’ora e mezza senza fiatare, fin quando un rumore ruppe il silenzio. Il rumore di qualcosa che cadeva. Ansiosamente aprii la porta, era caduta la TV, Bobot si muoveva agitato per tutta la stanza, si rovesciò anche una libreria e dietro trovammo il retino per catturarlo, ma stava dall’altra parte della stanza. Coraggiosamente feci una corsa ma Bobot mi spinse, caddi e mi feci male al polso, mentre Carlotta aveva già afferrato il retino. Con tutta la voce che avevo strillai: “Carlotta dallo a me il retino!”. Carlotta obbedì, ma quando meno se lo aspettava inciampò sul tavolo, non riusciva più ad alzarsi e piangeva dal dolore. Quando finalmente riuscì ad acchiapparlo, corsi da Carlotta me la misi sulle spalle e corsi fuori, la misi in macchina e corsi a casa. Raccontai tutto a mamma che ci portò all’ospedale. A me fasciarono un polso, a Carlotta ingessarono una gamba. Ora siamo tutte e due nel letto a vedere la TV, naturalmente senza Bobot, abbiamo deciso di spegnerlo per sempre. Carlotta continua a ripetermi:”Angela, come avrei fatto senza di te? Io ti adoro”. Naturalmente anche io l’ adoro, è una sorella fantastica.

Guastaferro Sara 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

UN ROBOT BRAVO MA PAUROSO

C’era una volta un robot che si chiamava Vampiretto perché aveva i denti come un vampiro ed aveva un mantello rosso. Era in vendita nel negozio di giocattoli da un anno e nessuno l’aveva mai comprato perché faceva paura. Un giorno un bambino di nome Nelson lo vide e decise di acquistarlo. Lui era contento, perché Vampiretto sapeva fare tutto: lo aiutava a fare i compiti, se doveva fare un’ operazione doveva solo dirla e Vampiretto gli dava il risultato, quando voleva giocare a pallone giocava con lui. Quando Nelson portò Vampiretto a scuola i suoi amici ebbero paura e gli dissero: “Questo robot ti ucciderà perché è stato inventato per questo motivo”, Nelson non li ascoltò e se ne andò. La notte sognò che lui stava dormendo e Vampiretto lo svegliava dicendogli: “Vieni nel bosco con me!” Nelson andò. Quando arrivavano, Vampiretto lo uccise. Nelson si svegliò e capì che era solo un sogno, ma per due settimane sognò sempre la stessa cosa. Così decise di buttarlo ma Vampiretto, che sapeva anche parlare, disse: “Tu prima ti divertivi a stare con me, ma da quando i tuoi amici ti hanno detto che io ti avrei ucciso hai iniziato a fare un brutto sogno. Non è vero che io sono cattivo, loro pensano che io lo sia, solo per il mio orribile aspetto”. Nelson decise di tenerlo e quando andò a scuola disse ai suoi amici: “Se voi avete paura di Vampiretto io non vi sarò più amico”. Loro non vollero saperne e quando andava a scuola, durante la ricreazione Vampiretto e Nelson stavano sempre insieme ma in disparte dal resto del gruppo. Gli amici di Nelson capirono che Vampiretto era bravo e che non avrebbe mai ucciso nessuno. Allora andarono da Nelson e gli chiesero scusa, lui accettò. Così fecero pace e diventarono amici anche di Vampiretto.

Silvia Formicola 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

William il Robot

William, era questo il suo nome del robot distrutto dal suo padrone, perchè quando camminava faceva uno strano ticchettio che dava fastidio al suo inventore e un giorno lo gettò giù da un precipizio. William riuscì a lanciare un SOS in quell’istante squillò il mio cellulare. Allora mi calai con calma con una corda giù dal precipizio, vidi lui sotto una roccia, cercai di spostare il macigno ma il robot era spento, tutto graffiato e rovinato così presi il mio cellulare, tolsi le batterie per metterle a lui e subito i suoi occhi, che in realtà erano lampadine, fecero un luce abbagliante, in quell’ istante si alzò ma lo fece solo su un piede perchè l’altra gamba si era rotta mentre cadeva giù dal precipizio. Non so come ma me lo misi sulle spalle e mi trascinai fino al laboratorio di mio padre con 30 kg sulla schiena, alla Rigon Corporation. La notte alle 3.30 andai al laboratorio e vidi il robot camminare appena mi vide disse: “Grazie di cuore se tu non fossi venuto i miei circuiti si sarebbero spenti, e io ora non ci sarei più”. E io gli risposi: “Tu puoi volare? sai è il mio sogno!” e lui “ si’, e quella notte mi portò in giro per il paese ma questa volta era lui a portare me sulle spalle. Due giorni dopo tornando da scuola fui vittima di un tentato rapimento da parte di una banda di mafiosi, mi tramortirono e mi portarono via in un posto buio e freddo trascorsero i giorni e quando decisero di uccidermi, arrivò William, il proiettile della loro pistola colpì in pieno il mio migliore amico nell’unità centrale e lui si spense. I mafiosi scapparono, io lo raccolsi con le lacrime agli occhi, andai al laboratorio di mio padre per provare a farlo rivivere e questo sarebbe stato un modo per ringraziarlo di aver realizzato il mio sogno !!!!!!! ma mio padre mi disse: “Non ho potuto farci niente”. Io piansi tutta la notte ma poi dissi fra me: “William non vorrebbe che io piangessi” così mi feci forza smisi di piangere… lui aveva salvato la mia vita e aveva realizzato il mio sogno di volare. William pur essendo un robot per me è stato più di un migliore amico.

RIGON GIANMARCO 1° C

Storie Robotiche [primaria 5^ B]

L’allunaggio

Il giorno 23 maggio 2045 è partito. Per lo spazio il robot Kaiser. Appena atterrato, Kaiser prelevò. Dal suolo un frammento di kriptonite blu. Il robot grazie, alla sua intelligenza artificiale, analizzò il minerale sconosciuto. Durante il processo qualcosa andò storto. Kaiser si strani’, divento’ indomabile e cattivo. Una volta tornato sulla Terra la distrusse.

Andrea 5^ B

In robot

Un bambino di nome Gianluca mentre passeggiava nel parco incontrò un robot di nome H57. All’inizio a Gianluca non gli sembrava vero di aver incontrato un robot, sembrava un’allucinazione, si stropicciò gli occhi però il robot era vero. Gianluca chiese: il robot rispose: Questo bambino chiese al robot: il robot rispose: non ho una casa sulla terra>. Il bambino decise di portare il robot a casa sua, dato che questo robot non ha una casa. Quando tornò a casa Gianluca non disse niente a sua madre, e il robot lo fece dormire al suo letto, e Gianluca si sacrifichererà per un suo amico e dormirà per terra. La mattina dopo Gianluca svegliò il robot e gli portò anche la colazione. Solo che dopo aver fatto colazione Gianluca doveva andare a scuola, così decise di tenere nascosto H57 chiuso nell’armadio, in modo che la mamma del bambino non scoprisse il robot. Quando Gianluca tornò da scuola mangiò e poi portò da mangiare anche a H57solo che quando aprì l’armadio Il bambino non trovò più il suo miglior amico robot H57, dispiaciuto Gianluca andò a cercare il robot al parco però non trovò un anima viva. Cercò H57per tutta la città però non lo trovò, così rimase dispiaciuto per tutta la vita.

Davide 5^ B

Un robot solo

C’era una volta un robot che stava solo in casa a fare le faccende domestiche. Non aveva amici, non aveva genitori. Lui voleva amici e dei genitori. Quando era bambino i genitori non avevano abbastanza soldi per sfamarlo e lo avevano abbandonato. Lui era sempre triste fino a quando una bambina lo incontrò e fecero amicizia. Quando si incontrarono lui ne fu contento perché aveva messo un cartello con scritto CERCASI AMICI ma la gente pensava che era uno scherzo e altre persone avevano paura, ma questa bambina fu coraggiosa e andò a vedere di che cosa si trattava. Lei aveva un po’ di PAURA ma … coraggiosamente andò. Appena lo vide si mise a URLARE ma lui le disse di calmarsi perché non le faceva niente allora lei si calmò. Lui le offrì un tè e incominciarono a far amicizia. Si raccontarono la loro infanzia. Quando lei diventò una ragazza decisero di FIDANZARSI poi decisero che il robot si operasse e diventasse un uomo. Dopo l’intervento si sposarono fecero tre figli e vissero felici e contenti!!!!!

Iaia 5^ B

Il robot

Un giorno, nell’anno 4028, durante un esperimento, venne creato Robot 001 mal funzionante. Per ripararlo ci volevano 200 rotelle nuove e un mini computer super moderno, purtroppo il signor Martyn, avendo cercato dappertutto non li trovava. Allora gli venne un’idea: andò in altre città lasciando il robot nel suo laboratorio. Dopo un’ora il piccolo robottino, nonostante non aveva un cervello riusciva a camminare, e dato che era appena nato non voleva stare da solo, ma come riuscire a trovare il suo “papà” che era già partito?? Allora al robot venne un’idea : seguire il suo creatore per le città di tutto il mondo. Il robot partì subito, e con la velocità di un fulmine arrivò a New York , chiese informazioni ma gli dissero che il signor Martyn (suo padre) era partito per la Cina. R001 ripartì di corsa, e arrivato in Cina cominciò a chiedere informazioni, ma non sapeva parlare il cinese!! Entrò in una scuola per impararlo bene, l’unico problema era che ci mise un anno intero e intanto il signor Martyn era tornato al laboratorio e spaventato cominciò a cercare R001. I due, cercandosi, non si ritrovarono per oltre 2 anni. Dopo altri anni arrivarono entrambi in Africa dove si ritrovarono, il signor Martyn gli montò tutti i pezzi, e tornarono insieme al laboratorio.

Claudia Lombardi 5^ B

Un robot per le pulizie

26 marzo 3089

Gentile cliente,

La ringraziamo per aver comprato il nostro robot, le garantiamo la massima pulizia. In caso di problemi chiami questo numero: 68740389236. Ci può telefonare tutti i giorni (tanto noi non ci siamo mai) dalle ore che vuele lei alle ore che le servono e le manderemo i nostri migliori impiegati Massimo Scansafatiche e Francesco Nonsocapace, Grazie per averci ascoltato. Buona furtuna!!!! Perché ve ne servirà molta!!!!!!

Leonardo 5^ B

Disco robot

Molto tempo fa, negli’ anni 50 c’era un robot chiamato Lenny. Lenny amava ballare e cantare e, ogni sera, se lo volevi salutare o portargli qualcosa non potevi perché non lo trovavi a casa. Ogni volta che gli suonavano al campanello la gente restava più di 3 ore davanti la porta con la speranza che qualcuno gli aprisse

Lucrezia 5^ B

Un robot difettoso

Siamo nel 7078 e lo scienziato Adam West sta costruendo un robot che, secondo lui, sarebbe diventato la macchina più potente del mondo. Ma durante la programmazione qualcosa andò storto: scambia tartaruga per bazoka, gelato per ragno affamato, insomma un vero e proprio ignorante!!! Questo robot non poteva rimanere a ROBT CITY, avrebbe provocato la ottantunesima guerra mondiale, così, Adam, lo abbandonò per strada Il povero robot si sentiva solo e disprezzato da tutti, ma ad un tratto vide altri robot malridotti, e anch’essi abbandonati perché difettosi come lui. Il robot era già pronto ad essere cacciato, ma gli altri lo accolsero amichevolmente facendolo entrare nel club ROBOT IN COMPANY.

Massimo 5^ B

UN ROBOT INASPETTATO

C’era una volta un robot che si trovava in una scatola in una cantina e non aveva nessuno. Dopo due anni una bambina di nome, Lara, una bambina dagli occhi azzurri e dai capelli rossi,scese in quella cantina per prendere la sua vecchia bicicletta per farle gonfiare le ruote. Dovete sapere che in quella cantina non scendeva mai nessuno. Lara arrivata in cantina sentì un suono strano ed ebbe paura. Poi si avvicinò alla scatola da cui veniva il suono e vide una cosa strana: era il Robot! Appena lo vide lei cadde per terra per lo spavento, ma poi raccolse tutto il coraggio che aveva e andò a vedere meglio. Poi si accorse che era il robot e allora rimase senza fiato perché non ne aveva mai visto uno vero. Dopo qualche minuto che lei stava a bocca aperta a guardarlo il Robot si alzò e rimasero a guardarsi a bocca aperta. Dopo presero fiato e cominciarono a parlarsi … Mentre si parlavano decisero di andare a fare una passeggiata, ma il robot disse: e Lara gli chiese il perché, lui rispose che lo avrebbero riconosciuto. La bambina allora disse che non era un problema sé lo riconoscevano e allora uscirono. Quando furono fuori non lo riconobbe nessuno.

Neve 5^ B

Il robot

La domenica dopo Natale Simone un ragazzo di dieci anni passeggiava nel bosco con la sua bicicletta nel bosco di Fogliano, vide una famigliola, con due figli che giocavano con un robot. Simone pensò di crearlo uno lui però con i pezzi che trovava. Quando iniziò a trovare dei pezzi non gli sembrava vero di costruire un robot, e disse che era troppo difficile farlo ma lui ci provo con tutto il cuore. Dopo tanti mesi e tante ricerche dei pezzi era arrivato gli mancava solo il meccanismo una cosa difficilissima da trovare. Quando era partito in America andò in un negozio e trovo proprio il meccanismo che gli serviva. Dopo tornati a latina completo il robot dandogli vita lo chiamò Nineteen. Dopo quel robot fece conoscenza con tutta la famiglia di Simone. Visto che Simone era un’ appassionato di calcio Simone, ebbe una bellissima idea, gli imparo a giocare a calcio. Dopo poco si iscrisse alla scuola calcio di robot”la calcio robot”nel 2999 lo chiamarono nella squadra di campionato “Juventus” lui non voleva lasciare Simone, ma doveva se voleva diventare un giocatore di talento. Simone doveva andare a scuola. Allora partì da solo.diventò il capitano ella ”Juventus” allora dopo aver superato le squadre del campionato iniziò la Champions League. Nineteen giocò con tutto il cuore voleva assolutamente vincere per Simone allora superate di nuovo tutte le squadre Inglesi. Americane, Scozzesi e Francesi. Iniziò subito con grande anzia dopo trenta minuti arrivò il goal dell’amico di Nineteen.si arrivò alla fine della seconodo tempo con il risultato di 2-2 dopo i supplementari si va tutti ai rigori. Parte J della “Juventus” e segna arrivano all’ultimo con un rigore sbagliato dall’Inter e quattro segnati dalla “Juventus” allora Nineteen partì per l’ultimo rigore e segnò con successo e segnò. Dopo tanti anni torno a Latina quando aveva finito la carriera di calciatore tornò a casa sua e trovo Simone con i suoi figli. Simone lo abbraccio forte e gli presentò i figli e cosi Nineteen tornò dalla sua famiglia. THE END

Simone 5^ B

Un robot come noi

Un robot come noi;
Un robot vivente;
Un robot che è come noi;
che non sa di essere un robot.
Questa storia è reale, questa è la mia storia. E’ il 19 Maggio 2967 a 100 anni luce dalla galassia: Rotnut, la galassia dei Robot Viventi. Ero stato creato da degli ScienziatiRobot che volevano dominare l’intero universo. Nella mia programmazione ci fu un errore e invece di essere la macchina distruttiva che i miei creatori volevano, diventai una macchina gentile che non avrebbe fatto male neanche a un grimut (una mosca spaziale).

dalla 5^ B

RIF. ins. Emanuela

Storie Robotiche [primaria 5^ A]

Il robot che salva il pianeta

Un giorno un robot di nome Salvatore, stava in un bosco con il suo creatore. Erano usciti a fare una passeggiata, Salvatore sentì un piccolo rumore strano ma fece finta di niente perché pensava che fossero automobili. Poi lo risentì e guardò nel cielo ma non vide nulla, avvisò il suo creatore dicendogli:
-Capo ho sentito un piccolo rumore strano!-Il creatore gli rispose:
-Ma io non ho sentito niente, sarà che ti manca l’olio,andiamo a cambiarlo-. Andarono a cambiare l’olio. Risentì il rumore e guardò in cielo,vide una piccola palla di fuoco che si stava avvicinando alla terra,allora avvisò il suo creatore dicendogli:
-Guarda ora capo, avevo ragione,guarda in cielo!!- Il creatore allora alzò gli occhi e vide questa piccola palla di fuoco che si avvicinava. Nessuno se ne accorse allora il creatore avvisò la polizia, i pompieri,i militari. Mancavano 30 minuti allo schianto. Tutte le persone si accorsero di questa palla di fuoco e cominciarono a urlare per la paura. Arrivarono le forze dell’ordine, I pompieri cominciarono ad usare l’idrante ma la palla di fuoco non si spegneva. Il robot pensò di soffiare con tute le sue forse per spostare la palla di fuoco,ci provò soffiando fortissimo così la palla di fuoco cambiò direzione. Tutti applaudirono il robot e lo abbracciarono. Da quel giorno Salvatore e il suo capo vennero considerati eroi e la gente gli dimostrava continuamente gratitudine per il loro contributo nel migliorare il pianeta.
Salvatore e il capo da quel giorno la gente li considerò come i salvatori del pianeta, e il capo lo ringraziò il robot.

Pietro della 5^ A primaria
ins. Emanuela

Robot origami 5^ A-B primaria

QUALCHE FILASTROCCA [primaria 3^ A]

Cara Linda,
ti invio alcune delle storie e delle filastrocche che hanno scritto i miei alunni.
Ciao, Delia Galardo

Una famiglia di robot

C’era una volta un robottino
piccin, piccin, piccino.
Aveva: il paparino
che leggeva un libricino
mangiando un biscottino
piccolino, piccolino,
aveva un fratellino
che giocava col trenino
con in testa un cappellino
bellin, bellino.

di: Ursini, Paone, Mucci, Fuoco, De Bonis
Ins Galardo

Il violinista

C’era una volta un robottino
che suonava il violino
andando sul carrettino
come un poverino.
Di notte faceva luce con l’accendino
per cucire un tappetino,
gli cadde pure un dentino
mangiando un biscottino.

di: Caracci, Faccendo, Casertano, Morelli.
Ins Galardo

Nascondino

Un bambino aveva un cagnolino
e mentre giocava con un robottino
arrivò un gattino birichino.
Il bambino, il robottino,
il cagnolino e il gattino
giocarono a nascondino.

di: Bissaco, Castaldi, Caldararu.
Ins Galardo

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

IL CIRCO DEL ROBOT

C’era una volta un robot di nome Chip che viveva in un paese lontano. Un giorno gli venne un’idea e la propose alla sua mamma:- Posso organizzare un circo? La mamma gli rispose:- Va bene, puoi trasformare la nostra casa in un circo. E’ un’ottima idea! Chip andò al negozio, prese tutti gli attrezzi e allestì la sua casa per farla diventare un circo, poi fabbricò i cartelli che indicavano dov’era il circo per chi voleva andarci. La mamma presentò lo spettacolo e Chip fece il mago. Per fare una magia disse:- Per il mio prossimo numero mi serve un volontario. Fra il pubblico un bambino si offrì volontario. Chip disse:- Vieni pure bambino. Il mio prossimo numero sarà quello della scatola magica! Il bambino entrò nella scatola, Chip prima disse una parola magica, poi aprì la scatola e…… il bambino era scomparso! Gli spettatori si meravigliarono, Chip disse di nuovo la parola magica e il bambino ricomparve dietro la scatola. Tutto il pubblico applaudì e Chip fu felice perché aveva fatto lo spettacolo più bello del mondo dei robot.

di: M. Pistillucci, M. Manchisi, D. Zegut
Ins Galardo

Co-costruire robot [primaria Latina]

Bambine e bambini della classe 3A primaria co-costruiscono robot.

Ecco le foto ricordo.

Buona visione, Linda

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

IL ROBOT EMILIO

C’era una volta un robot di nome Emilio che era stato creato da uno scienziato malvagio. Lo scienziato mentre lo creava e installava i dati non si accorse che invece d’inserire il file della cattiveria aveva inserito il raggio ultra-bontà. Il terzo giorno, dopo la costruzione del robot, lo scienziato gli ordinò di distruggere molte città per terrorizzare le persone e diventare lui il padrone del pianeta Terra, ma Emilio che non conosceva la cattiveria si rifiutò. Dopo un mese lo scienziato costruì un altro robot di nome Ser Chiller al quale mise il file della distruzione totale. Dopo qualche giorno gli ordinò di andare a distruggere Emilio. I due robot si incontrarono per uno scontro all’ultimo bullone. Iniziarono a lottare, ma Emilio con il suo raggio ultra-bontà sconfisse Ser Chiller e salvò il mondo.

di: S. Bissaco, D. Scarselletti, V. Paone
Ins. Galardo

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

UN ROBOT PER AMICO

C’era una volta un bambino di nome Luis che aveva costruito un robot con i lego e lo aveva chiamato Max. Lui era diventato il miglior compagno di giochi di Luis, ma era un piccolo robot pasticcione perché con le sue mani-pinze rompeva tutti i suoi giocattoli. Un giorno Luis perse la pazienza e gli disse:- Vattene via, non ti voglio più vedere! Max , triste, triste se ne andò, ma non sapendo dove andare cercò di ambientarsi nel mondo costruendosi una casetta usando alcune buste dell’immondizia. Max non mangiava avanzi, preferiva nutrirsi con il ferro dei secchi della spazzatura. Passati alcuni giorni Luis che si era pentito andò a cercarlo per tutta la città. Cercandolo si fermò incuriosito davanti ad un secchio tutto mangiucchiato, quando sentì la voce di Max che diceva:- Luis vattene! Il bambino felice di averlo ritrovato provò a convincerlo a tornare con lui, ma mentre discutevano arrivò il camion della spazzatura che prese il secchione con Max dentro e lo portò via. Luis salì sulla la sua bicicletta e inseguì il camion fino alla discarica. Arrivati lì il bambino aiutò Max ad uscire dall’immondizia e gli promise che non lo avrebbe lasciato mai più e che sarebbero stati amici per sempre.

di: F. Castaldi, A. Checcacci, E. Francescani
Ins. Garlado

Storie Robotiche [sec. primo grado 3^ A]

UN UOMO SOLITARIO…E LA SUA GRANDE INVENZIONE
di Costigliola Francesca 3°A secondaria – Don Milani

In una piccola casetta sperduta nella radura viveva un uomo insolito e bizzarro. Costui, amava stare da solo, a costruirsi nuovi ideali ed a fantasticare. La gente lo scrutava con occhi malvagi e diffidenti perchè a prima vista sembrava un individuo cupo e privo di sentimenti. Quando egli scendeva in paese per comprare un po’ di viveri, si sentiva osservato e poco apprezzato. Ma, a quanto pareva, tutto questo gli era del tutto indifferente perchè amava la sua vita e l’apprezzava nella sua semplicità. Una mattina di primavera, egli restò seduto sul suo letto a guardare il tramonto e a pensare che forse non era così felice come credeva. Sentiva che gli mancava qualcosa di grande: forse un’ amicizia e una vita sociale. Ma aveva paura di confrontarsi con quel mondo che non gli era favorevole e che in precedenza gli aveva dato solo dispiaceri. Si sentiva, inoltre, in torto con gli abitanti del suo paesello che avevano cercato, inutilmente, di instaurare un rapporto con lui: ma lui aveva risposto a tutti con netto disprezzo. Così decise di mettersi al lavoro per rimediare questo danno. In tarda mattinata si sedette alla scrivania e cercò, grazie al suo grande intelletto, di realizzare qualcosa che potesse rappresentare la sua visione della vita per porla mostrare giù in paese in modo che tutti lo potessero capire maggiormente. Passarono molti mesi prima della completa relizzazione del progetto, lunghe nottate senza dormire e tanta pratica, fino a quando egli scese giù in paese convinto e soddisfatto di ciò che aveva realizzato. Gli abitanti rimasero sorpresi perchè per la prima volta videro quell’individuo con un grande sorriso stampato sulle labbra. Pertanto si fermarono in modo che lui potesse spiegare il motivo di tanta gioia. Così, egli presentò ciò che con cura era riuscito a costruire. Tirò fuori da una grossa valigia un robot davvero fantastico: era alto venti centimetri, molto colorato e arricchito con disegni romantici. Rappresentava l’amore ed era capace di numerose funzioni. A seguire questo primo automa ce n’era un altro che rappresentava la pazzia ed infine numerosi altri che rappresentavano tutti i sentimenti che esistono al mondo. Una volta fatti uscire tutti dalla valigia, cominciarono a giocare a nascondino. La pazzia incominciò a cercare e trovò per prima la pigrizia che si era nascosta dietro il primo cespuglio, poi la dolcezza che si era nascosta dietro una montagna di giocattoli. E infine tutti gli altri robot-sentimenti tra cui l’amore che la pazzia troverà per ultimo. Con questa, ingegnosa presentazione, gli abitanti poterono capire la concezione di vita di questo uomo solitario, ovvero che la cosa più bella della vita è l’amore e che la pazzia l’accompagna sempre. Da quel giorno i cittadini presero questa esperienza come una lezione di vita ed impararono a non giudicare le persone dell’apparenza e non escluderle mai.

DESCRIZIONE

Il mio robot si chiama “Amore”. E’ capace di svolgere numerose funzioni come quella di giocare a nascondino assieme ai suoi compagni robot. Ma sopratutto ha la capacità di scrutare nell’animo
della gente e mostrare la concezione di vita di ogni persona attraverso delle rappresentazioni teatrali.

Storie robotiche [sec. primo grado 1^ A]

IO E BAZ 3.0
di Cavicchini Alessandro 1°A secondaria Don Milani

A casa mia si era rotto il pavimento e vennero ad aggiustarlo. Intravidi una botola, ma da lì e in quel momento non si poteva passare. Quindi pensai che la notte sarebe stato il momento adatto per indagare. Arrivò la notte e andai nella stanza. Aprii la botola e scesi le scale. Là trovai BAZ 3.0, un robot multimediale in grado di leggere CD e DVD e di saper cantare, scherzare ed interagire. Ogni notte andavo da lui e mi facevo raccontare i film e qualche volta faceva pause pubblicitarie simpatiche e divertenti. Una notte lo feci vedere a mio fratello e la mattina dopo stava ancora ridendo. BAZ 3.0 era forte e simpatico e quando ero triste mi tirava su di morale con qualche barzelletta. Un giorno,tornato da un torneo di basket, non lo trovai. Lo cercai per tutta casa, in sala, in bagno, in camera dei miei, in garage. Alla fine andai in camera mia a riposare e lo vidi lì, a dormire sul mio letto. Già che c’ero lo presentai ai miei genitori. Tirai su uno show comico aperto a tutti, con lui ed altri comici(erano miei amici) e incassai molti soldi. Gli spettacoli continuavano e io incassavo sempre di più. BAZ col tempo mi era sempre più amico e aveva imparato a memorizzare più di mille impegni. Durante uno show un uomo mi chiese:”Quanto vuoi per BAZ“ e io:”Non è in vendita“. A mia insaputa riuscì a prenderlo di nascosto e lo portò via. Io ero così triste in quei giorni. Un giorno andai al centro commerciale “Latina Fiori” e vidi l’ uomo che con quelle mani gelide aveva portato via il mio amico. Andai da lui e gli dissi:”Dov’è BAZ !?“e lui :”A Milano, in uno show comico“. Tornando a casa pensavo a lui:”Ma certo!!!“presi i soldi incassati negli show e partii. Arrivato a Milano chiesi a tutti dove, e se, avevano visto BAZ e mi risposero:”Si, lavora in TV a Colorado Revolution con la Brescia e Braida“. Andai là e mi dissero che non potevo riprendermi BAZ 3.0, ma io insistetti al punto che li convinsi a prestarmelo ogni estate. Da allora, ogni estate la trascorro con BAZ, ma quando arriva l’autunno e il momento della sua partenza torno ad essere triste.

IL MIO AMICO ROBOT [sec. primo grado 1^A]

IL MIO AMICO ROBOT
di Erika Donatucci – 1^ A secondaria – Don Milani

DESCRIZIONE: Il mio robot si chiama RULLO ROBOT XYZ-23. Ha una testa rotonda, occhi, naso e bocca colorati. Ha 4 braccia: 2 allungabili e alla fine una pinza, altre 2 allungabili e alla fine una mano. È alto 1 metro e al posto dei piedi ha delle rotelle. CARATTERISTICHE: RULLO 23 è un robot elettronico. Interagisce con me e prova dei sentimenti, ma solo per i robot. Ha un pulsante verde che fa apparire lo schermo e la tastiera di un computer, che funziona anche da stereo e da televisione. Poi ha un pulsante rosso che serve per farlo diventare un bracciale, così lo posso portare sempre con me. Deve saper fare ciò che fa un uomo e deve farmi compagnia. Ha una vista e un udito che possono arrivare fino a 300.00 Km. Si può trasformare in una navicella spaziale, che posso guidare senza patente. Ha delle tasche da cui tira fuori tutto ciò che voglio. Sa diventare piccolissimo e volare. È in grado di registrare, filmare e scattare foto. Può trasformarsi in una fotocamera digitale e in un navigatore satellitare. Di notte si attacca alla corrente per ricaricarsi.

L’INCONTRO CON IL MIO AMICO

Quando andai in Inghilterra comprai un robot. Tornata a casa lo attaccai alla corrente e andai a dormire, ma la mattina dopo trovai una sorpresa incredibile : il mio robot si era animato e mi parlava! Decisi di dargli un nome e lo chiamai RULLO ROBOT XYZ-23 (ma siamo diventati grandi amici, quindi lo chiamo RULLO). “Stai attenta”, mi disse quando lo riattaccai alla corrente. “ Sento una strana scarica elettrica”. Mi raccontò tutto ciò che sapeva fare e mi disse che lui era stato costruito da un ragazzo inglese che aveva assemblato vari pezzi. Parlammo per tante ore e da quel momento fummo inseparabili. Andammo a fare una passeggiata nei giardini della Q4 e per ogni cosa che vedeva voleva sapere come si chiamasse e cosa facesse. Quando tornammo volle vedere tutta la casa e conoscere il nome di ogni stanza. Mi insegnò alcune parole che gli aveva programmato quel ragazzo inglese: ciao si diceva “ta-ta”, grazie si diceva “aaate”, prego si diceva “peg” ed Erika si diceva “Eta”. Poi mi disse che aveva un po’ di nostalgia per il suo amico e si intristì un po’. Allora io per distrarlo gli dissi:- RULLO vorrei provare a volare su di te”. In un istante si trasformò e volammo per un ora. Giocammo a molti giochi da tavolo, al computer, ma purtroppo la sera arrivò presto. Io dissi, un po’ triste:- ora vuoi ritornare dal tuo amico inglese? Pensò un attimo e rispose:- Non parto, perché anche se ho un po’ di nostalgia, ora mi trovo bene qui con te. Io lo abbracciai forte, a nche se mi feci un po’ male perché era di ferro! Con lui mi trovo molto bene, perché so che è un amico fedele. Passiamo le giornate insieme, però non lo “uso” per fare i compiti, ma per stare con me, perché avere un amico è sempre bello.E se l’amico è simaptico e divertente come lui, è ancora più bello!

Storie Robotiche [sec. primo grado 3^ A]

LA DESCRIZIONE DI FLUFF

Il mio robot non dovrebbe essere troppo grande ma neanche troppo piccolo, quando chiudo gli occhi lo immagino con una testa grande come il corpo, entrambi ricoperti da una massa di pelliccia colorata, blu a chiazze rosa. Dovrebbe avere due occhi verdi e una bocca sempre piena dei cibi più gustosi. Al collo porterebbe una grossa sciarpa verde, abbinata al grande cappello che lo proteggerebbe con amore dal quale, ogni tanto, estrarrebbe dolci di tutti i tipi. Dal suo corpicino partirebbero due braccia meccaniche viola, capaci di allungarsi, terminanti con quattro filamenti, le dita, e due grandi piedoni con tre dita di colore arancione. Lo immagino molto reattivo, che non parli e che qualche volta, perda uno dei pezzettini che lo compongono così io con pazienza li rimonterei. Il mio robot dovrebbe essere tanto dolce, sempre pronto ad ascoltarmi e sostenermi, dovrebbe essere il mio migliore amico. Con qualche difetto però, che ne farebbe quasi un essere umano. Con un nome, non so quale, forse Fluff, non apparterrebbe a me, ma farebbe parte di me, sempre pronto a seguirmi e sfamarmi con il suo goloso cappello. Non dovrebbe rendere più semplice la mia vita, servendomi come voglio, dovrebbe solo colorarla un pò così che a ogni strano verso come fluff o ciock, mi riempirei di gioia.

LA STORIA

Non avrebbero mai potuto sapere che da quel giorno le loro vite sarebbero parzialmente cambiate, o meglio le loro fatiche sarebbero diminuite grazie a due simpatici e buffi ammassi di metallo. Ancora adesso, stranamente, nessuno delle loro famiglie è riuscito a capire come siano venuti fuori due soggetti simili. Era notte. E proprio quella notte si sentivano dei rumori. A dire la verità solo Rossella li sentiva ma non ci faceva caso, in quanto convinta appieno, come sempre, di essere nel bel mezzo dei suoi sogni. E la mattina, cosa si ritrova in camera, già indaffarato a farle la cartella? Un essere, sempre che lo fosse,di metallo, plastica o qualcosa di simile, alto un metro scarso, veloce e stranamente silenzioso. A primo impatto era più che sicuro di assistere a una delle sue visioni, in seguito capì che non era così perchè non accennava affatto a scomparire. Allora provò a prendere la cosa alla leggera, con simpatia come aveva fatto anche quell’esserino di fronte a lei che, ancora tutto soddisfatto, la fissava. A un tratto, negli occhi gli si accesero due lucette di colori differenti e poi, con una vocetta tecno, le fece: – Ciao! – Ricambiò il saluto leggermente intimidita, atteggiamento che, però, dopo un romantico episodio svanì completamente: diventarono, infatti, due veri amici, l’uno si poteva fidare tranquillamente dell’altra, e erano, ormai, una cosa sola, inseparabili dopo un aneddoto che forse avrebbe dovuto dividerli. Alcuni giorni dopo l’apparizione del robot, a scuola, l’unico luogo in cui il piccolo non la seguisse, la ragazza raccontò tutto ad una sua amica, la quale le spiegò che, grazie a una simpatica, ma strana coincidenza, anche a casa sua era arrivato uno strano aggeggio di circa mezzo metro ricoperto da una folta pelliccia colorata che ancora non aveva pronunciato una parola ma solo emesso uno strano piccolo suono con il quale ormai lo chiamava, Fluff. Decisero allora di incontrarsi così da riuscire a chiarirsi le idee. Nel pomeriggio, finalmente, Andrea, l’altra ragazza, aveva trovato il tempo di andare a casa dell’amica. Ma quando suonò alla porta e Rossella le aprì successe qualcosa che confuse ulteriormete le idee alle ragazze: i robot, con gli occhi da sognatori, avevano iniziato a emettere dalla bocca delle grandi bolle come di sapone, dai colori più svariati, che lentamente salivano verso il cielo. Andrea entrò e, ancora sbalordita lì presentò, Pof farfugliò qualcosa: – Bit egò Pof sin tech sent – e Fluff gli rispose: – Onecut hava Fluff -, per la prima volta aveva parlato. Le ragazze, ormai con il cervello in fiamme, presero un foglio, si sedettero e cercarono di parlare con Pof: – Ciao! Come va? – disseo lentamente. Lui senza scomporsi rispose: – Bene e a voi? –
– Bene, ma ….tu chi sei? –
– Pof –
– Si, ma …insomma: cosa sei? –
– Sono come Fluff –
– Ok ma più esattamente, cosa siete? –
– Robot: perchè , non si vede? –
Le ragazze ormai innervosite si arresero, era come se i robot non volessero far sapere chi fossero. Cambiarono, allora, discorso.
– Cosa vi siete detti prima? –
– Ci sìamo presenta – rispose Fluff in un italiano un pò stentato che fece brillare gli occhi ad Andrea, orgogliosa della prima frase del suo robot.
– Mi è venuta un’idea -, disse poi, – perchè non insegnamo a Fluff a parlare? –
Passarono, allora, due ore circa e tra continue risate e bolle si sapone dei due robot era arrivata, a malincuore, l’ora di tornare a casa. Rimasti soli, Rossella chiese a Pof, che si era visibilmente rattristato: – cosa succede? –
– Niente, cosa può mai succedere a un robot, sono stanco – ma dopo un’occhiataccia della ragazza ammise: – Come dite voi quì? Sento le formiche nella pancia – Rossella lo interruppe: – Sei cotto! –
– Wit conc – rispose come rassegnato.
– Cosa? –
– E già……………………………………………Tu puoi aiutarmi? –

La ragazza, con lo sguardo di chi ha già un’idea, acconsentì e il giorno dopo parlò con l’amica: anche Andrea aveva la stessa missione. Tornate a casa riferirono tutto ai loro robot e più tardi si incontrarono al parco, decise a creare l’atmosfera perfetta. Tuttavia, subito dopo aver lasciato soli i due automi, il cielo divenne di un viola caldo e due palline, una blu e l’altra rosa, uscirono dai nasi di Pof e Fluff raggiungendo il naso dell’altro. Che spettacolo!!!! Non sapendo cosa fosse successo, ma comunque soddisfatte per l’evidente successo della loro iniziativa, Rossella e Andrea tornarono a casa. Tuttavia, non riuscivano a dimenticare ciò che avevano visto e, nonostante le continue richieste di spiegazione, non riuscivano a capire bene che cosa fosse accaduto. Infatti, il discorso finiva sempre con la paziente affermazione dei poveri robot che, con aria rassegnata, ripetevano: “si, è come dici tu, ci siamo messi insieme!” E il solito “Ah, e non potevi dirlo prima!” delle ragazze. Fluff e Pof scambiavano occhiate furtive: per molti aspetti era difficile spiegare a due umane i loro sentimenti robotici… Comunque, nonostante ciò, quell’episodio fu alla base di un grande rapporto tra le ragazze e i robot, che divennero l’uno una parte dell’altro: ormai da soli si sarebbero sentiti persi… anche se Fluff e Pof impararono a lasciare un pò di intimità ad Andrea e Rossella e a rispettare gli spazi e i tempi destinati alle grandi confidenze delle due amiche. Certo, non sempre è facile comunicare tra due mondi tanto diversi, ma imparare a rispettarsi reciprocamente non è forse la regola base per ogni pacifica convivenza?

Andrea Silvestri e Rossella Lanna cl. 3°A – secondaria di primo grado

Ipotesi per l’anno che verra’ [secondaria primo grado]

Cara Linda,
la tua puntualizzazione mi ha un po’ turbata. Pensa un po’, ho letto in fretta e non me ne sono resa conto… pensavo si trattasse di bambini che, data l’età, potrebbero facilmente subire il fascino dei super eroi. Tuttavia, se la cosa riguarda ragazzi già grandi mi sembra ancora più preoccupante! Ecco un altro argomento di discussione. Ho visto ciò che hai inserito sul blog: grazie.

A presto! Luisa

Ipotesi per l’anno che verra’ [infanzia Latina]

Cara Luisa, grazie per il tuo intervento, che ho appena inserito nel blog Micromondi, Microscopi, Mondi attivi e Microrobot cosi’ da creare sia una memoria on line della nostra co-costruzione dei percorsi per il prossimo anno scolastico, che per realizzare un ponte con i colleghi ed amici che fanno parte di Rob&Ide

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[Emilia Romagna] Direzione Didattica 3° Circolo Sassuolo -Modena-

[Emilia Romagna] ITI Volta di Sassuolo -Modena-

[Lazio] Istituto Comprensivo Don Milani Latina

[Lazio] Liceo Artistico Statale di Latina

[Lazio] SSIS Universita’ del Lazio: Arte e Disegno

[Liguria] Scuola di Robotica

[Liguria] I.P.S.I.A. Gaslini di Genova Bolzaneto

[Liguria] Istituto IPSIA Gaslini Genova

[Liguria] Scuola Infanzia Gaslini di Genova *

[Lombardia] Istituto comprensivo “G. e G. Robecchi” di Gambolò -PAVIA-

[Lombardia] Scuola secondaria di primo grado Marconi Gambolò -PAVIA-

[Lombardia] Polo Tecnico professionale industriale ITIS “A.Righi” Treviglio (BG)

[Piemonte] 1° Circolo Pinerolo (TO)

[Piemonte] M.C.E. Movimento di cooperazione educativa

+ gli Osservatori e/o collaboratori

[Lazio] Istituto dei Sistemi Complessi CNR Area della Ricerca di Roma – Tor Vergata

[Toscana] EgoCreaNet

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Invito, dunque, in seguito, ad intervenire sia nella mailing list [micro-robotLT], che direttamente sul blog

A presto, Linda

PS

le riflessioni sui robot e la guerra [in Rob&Ide] sono inizialmente parteti dal collega Bruno che e’ di un istituto superiore: l’I.P.S.I.A. Gaslini di Genova Bolzaneto

Ipotesi per l’anno che verra’ [secondaria primo grado]

Trovo che l’idea della roboetica sia interessante. D’altra parte, come si diceva oggi con Linda, i ragazzi sono molto più generosi e disponibili di quanto non si pensi.. Dalla fantasia dei miei ragazzi di seconda media sono nati due modelli di robot destinati a essere strumento di pace e non di guerra: il primo per portare il sorriso a ragazzi ammalati, il secondo per nutrire i tanti bambini che ne hanno bisogno. Il tutto, realizzato con materiale di riciclo, proprio perche’ anche in questo un robot non può rappresentare un danno per l’ambiente. Io penso che ci sia da riflettere: ho letto sul blog che spesso i robot vengono visti dai bambini come super eroi destinati a combattere, ma in un’età già un po’ più matura e consapevole, forse, cambia anche il modo di immaginarli. E, comunque, la roboetica potrebbe essere di grande aiuto. Un saluto a tutti. Luisa

Info Kit di robotica e verifica pezzi

Ciao, ho inviato nella mailing list [micro-robotLT] il prospetto dei kit della robotica che ho finito di controllare (grazie anche all’aiuto di alcuni studenti).

[qui potete vedere alcune foto ricordo]
[documentazione ne “La Scatola delle Esperienze]

Potete verificare, per favore, -per poi comunicarmi- la corrispondenza

Kit => docente/scuola/classe?

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Kit 1 = docente ?

Kit 2 (ex kit 1) = docente ?

Kit 3 = docente Bona della primaria

Kit 4 = docente Galardo della primaria

Kit 5 = docente Bazzano della primaria

Kit 6 = docente Nigro della secondaria di primo grado

Kit 7 = docente ? della prima C

Kit 8 = docente Triunfo della primaria

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Colgo inoltre l’occasione per comunicarvi che ho effettuato la compensazione dei pezzi in più, ponendoli nelle scatole che non li avevano [v. riepilogo in allegato].

Come sempre invito a compilare il foglio-registro presente in ciascun kit.

Ad ogni kit dovrebbe corrispondere un gruppo di studenti e, per quanto possibile, non dovrebbero essere mischiati i contenuti dei vari kit anche perché se, per es., il gruppo 1 ricorresse ai pezzi del gruppo 2 rischierebbe di penalizzare l’attività di quest’ultimo gruppo. Gli studenti dovrebbero inoltre riporre nelle scatole corrispondenti i pezzi che non usano

Per le ins. Ivana La Salvia e Luisa De Matteis

Per favore, potete estendere queste comunicazioni alle colleghe che non hanno accesso ad internet

Grazie a tutte per la collaborazione, Linda
Ins. Referente per la robotica

Armadio dedicato alla robotica

Ciao, comunico che nella biblioteca situata al piano terra del nostro istituto e’ stato ricavato uno spazio che verrà dedicata alla robotica; in questo c’e’ un armadio dove ho riposto i kit mindstorm. Ho inoltre contrassegnato ogni scatola dei kit con un numero. Ho inoltre contrassegnato ogni scatola dei kit con un numero.

L’ARMADIO CONTIENE:

  • – Sei kit Lego Mindstorm “vecchio tipo”
  • – Sei scatole di kit ancora da utilizzare
  • – Otto kit robot “ultimo tipo”

Ciascun insegnante è invitato ad annotare in stampatello [ sul foglio che si trova in ciascun kit ] i dati richiesti, ovvero:

  • – KIT NUMERO ________
  • – DATA
  • – Cognome docente
  • – Nome docente
  • – Ordine scolastico
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Grazie, Linda Giannini
Ins. Referente per la robotica

Storie robotiche [3^ B primaria]

Il robot senza memoria

C’era una volta una volta uno scienziato che nel suo laboratorio costruì un robot. Un giorno il robot perse la memoria:quando lo scienziato gli dava dei comandi lui li eseguiva al contrario. Infatti un giorno durante un esperimento lo scienziato gli disse di prendere dell’acqua e lui la versò a terra. Lo scienziato, da quel momento capì che il robot aveva perso la memoria, allora lo spense e cominciò ad aggiustarlo, ma non capiva in quale parte del robot era il problema. La mattina seguente lo scienziato si svegliò e lo trovò in azione,mentre faceva un esperimento. Capì che nell’ultima prova lo aveva riparato.Il robot lo salutò e gli disse che aveva imparato anche a preparare la colazione. Da quel giorno lo scienziato costruì altri robot simili che preparavano anche il pranzo e la cena

Federica, Alessia, Michele
3^ B primaria I.C. Don Milani LT
Ins. Triunfo

Poesie robotiche… in cartolina [4^ B primaria]

Ecco altre poesie create ieri da bambine/i della primaria, classe 4^ B, quando sono venuti a trovarci in classe con la maestra Ivana. Presto mettero’ on line le foto ricordo.

Ciao, Linda

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IL TOPOLINO

C’era una volta in un bosco un topolino
che era carino, carino, carino.
che mangiava un mandarino
insieme a Meneghino.
Quel simpatico topolino
molto birichino.

EMANUELA MACCI, LORENZO MANFRE’, GIULIA CAVALLO
4^B SCUOLA ELEMENTARE I. C. D. L. MILANI LATINA
MAESTRE LA SALVIA IVANA, LINDA GIANNINI.

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IL PAESAGGIO

Il paesaggio colorato,
oggi è stato inaugurato.
Alla festa tanta gente
che non era prepotente.

EMANUELA MACCI E GIULIA CAVALLO.

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Poesie in cartolina [secondaria di primo grado]

Cara Linda,
in quanto alle poesie ” in cartolina”, ti riscrivo quelle che ti sono state date nel pomeriggio, nel caso dovessero essere utili in altro modo.

Luisa

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IL ROBOT
(Giulia Cannatelli – Carlo Palombo Loris-2^A media)

IL ROBOT D’ACCIAIO è FATTO,
MA DI CERTO NON è MATTO!
D’ INTELLIGENZA NE HA ASSAI
E SI MUOVE COME NOI.
LO COSTRUIAMO, LO PROGRAMMIAMO
E GLI FACCIAMO FARE LE AZIONI CHE VOGLIAMO!

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UN AMICO..SPECIALE!
(Michela Ghion-Rossella Lanna-3^ A media)

IL MIO ROBOT PERSONALE
NON è FORSE TANTO MALE.
OGNI VOLTA CHE CAMMINO
VUOLE ESSERMI VICINO..
E SE POI MI ALLONTANO
MI RAGGIUNGE PIANO PIANO!

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CIAO AMICI!
(M.Ghion – R.Lanna – 3^ A media)

SIAMO ROBOT, PIù AGILI CHE MAI,
POSSIAMO AIUTARTI IN TUTTO CIò CHE FAI!
DALLA “DON MILANI” NOI VENIAMO
PER SALUTARE TUTTI CON LA MANO.

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Poesie in cartolina [secondaria di primo grado]

Queste sono le mie poesie -sono brevi, da cartolina-: 

Io inferno

Passo millenni a rimuginar su me stesso:
E rimango da solo.
Per un errore.

Leonardo Macci

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Il mio pensiero
Guido, lotto per me,
Sogno e navigo nei pensieri del cielo.

Leonardo Macci

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Basta andare avanti

Mi fermo e guardo nel passato:
Basta
Andare avanti.

Leonardo Macci

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Giuro pensare

Sento frastuono di pensieri,
Nella mia testa:
Ed impazzisco.

Leonardo Macci

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Mancanza

Che bello famiglia per me sì
Piccolo, crescente, preziosi
Mi lego, e non riesco a capirlo
È facile, no, così a dirlo
Rimango distrutto qui dentro,
Mi studio nel mio pensiero entro
Capisco

Mancanza

Leonardo Macci

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Spero che queste mie opere possano andare bene per i concorsi.
L’ autorizzazione ti è stata già data, credo che stia tutto a posto.
Ciao, Leonardo

Storie robotiche [secondaria primo grado]

Ciao Linda, sono Leonardo Macci, ti spedisco il mio racconto e le mie poesie; questo è il racconto del robot:  

Storia di un robot

a cura di Leonardo Macci
“I.C. Don Lorenzo Milani di Latina”
III^ b della Scuola di I grado

Dal buio più assoluto di un laboratorio sconosciuto, in era talmente vicina alla nostra, per la quale potrei parlarne al tempo futuro, si costruì un umanoide, dotato di gambe, braccia e testa, ma soprattutto possedeva una capacità di pensare indipendentemente. Grazie a questo suo stupendo talento gli scienziati, di esso creatori, ben presto lo utilizzarono per migliorare lo stesso laboratorio: un ottimo assistente, un perfetto prototipo con la memoria di un computer e le capacità umane. Era talmente perfetto che gli scienziati creatori ammisero di non poterne fare delle copie, per cui non aveva senso affidargli una sigla: era solo “il robot” o “l’automa”. Non passò molto tempo che gli scienziati adottarono il robot per missioni e lavori fuori dal laboratorio; nella città, il robot trovò molte cose “strane”: bambini che ridevano correndo; la disperazione di una vecchia senza borsa, scippata; due ragazzi che si baciavano ed altri che si picchiavano. Senza farvi caso, poi, passò davanti ad un negozio con un grande cuore stampato su una vetrina. In poco più di 45 min. portò a termine il suo lavoro, e tornò al laboratorio pronto a svolgerne un secondo. Alla richiesta del secondo servizio il robot esitò, chiedendo: “Oggi in città ho visto cose strane; pianti, risate, pugni e baci. A cosa sono dovuti?” lo scienziato resto perplesso: “Bhè quello che oggi hai visto erano sfoghi di sentimenti, emozioni, persone e personalità”. “Cos’è ciò?” ribatté il robot. “Secondo me i sentimenti e le emozioni sono bisogni del cuore.”

Poesie robotiche… in cartolina [4^ B primaria]

Carissime/i,
ecco ora altre poesie in cartolina, questa volta… robotiche, che bambine/i della classe di Ivana La Salvia hanno trascritto da noi dell’infanzia questa mattina

Buona lettura, Linda

I ROBOT

I robot sono ingegnosi,
e anche un po’ dispettosi.
Sono molto intelligenti
pero’ non prepotenti.

Giulia Cavallo e Valeria Marchetti
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Il Robot

Mille anni luce
il caro robottino
un vestito cuce
per sembrare più carino

Bellini Gaia
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Il Robot

Il robot del bambino
va pianino, va pianino.
Il robot del vecchietto
va zoppetto, va zoppetto.
Il robot del giovanotto
va al trotto, va al trotto.
Il robot del mio compere
come il vento sa volare

Federica Di Lenola
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

IL ROBOT INTELLIGENTE

Il robot intelligente
fa amicizia con la gente
Il robot intelligente
sempre fresco e’ con la mente

Il robot………..
Tecnologia……..
sembrerebbe una magia.

Giulia Rizzo
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

IL ROBOT SPENSIERATO

Il robot sconsolato
cammina spensierato,

Ma questo robot
si mise in testa
di fare una bella festa.

Poi questo robot
si rese conto
di essere innamorato cotto
senza sapere il suo motto

Con il suo coraggio riusci’
a fare il ballottaggio.

Di:
Asia Raparelli E Ilenia Cipolla
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

IL ROBOTINO

Il robottino bellino bellino
scia carino carino
e vincerà un bel granchino
come premino.

Partecipazione
di Andrea Pietragalla
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Il Robottino

A Parigi c’è un robottino
che cavalca un elefantino.

L’elefante
e’ col trombone,
il robottino va a Lione.

Federica Di Lenola
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Il robbotino trovò l’amore

Il robotino trovò l’amore
Sul treno a vapore.
Il robbotino trovò l’amore
E ritornò a casa con stupore
Il treno deragliò
e il robbotino gridò

– Aiuto! –
– Il treno è caduto ! –

Con la partecipazione
di Alessandro Di Carluccio, Claudia Ferrandes e Sara Tegon
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Poesia di un robot

Un robot piccolino
che sta sopra ad un aeroplanino
poi divento’ un ballerino

In casa fece un girino
e la mamma gli diede uno sgridino

Bertin Matina
Luca Bovolenta
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

IO E ROBOT

Robot, robottino stai un po’ con me?
Perché non ce la farei senza di te.

EMANUELA MACCI
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

IL ROBOTINO

C’era un robot sulla neve
che in un momento trovò una chiave
di un tesoro nascosto

Ma lui era un po’ tonto
quindi lasciò tutto andare

Quel simpatico robotino sulla neve

Lorenzo Manfrè
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Il mio robottino preferito

E’ IL mio robottino,
non lo trovate carino?

Mi stà sempre vicino
È simpatichino

Con il cuore piccolino
Balla gioca e gli batte il cuoricino

CON LA PARTECIPAZIONE DI:
Eleonora Vicale
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

La principessa robottina

La principessa robottina
era proprio carina,
La principessa robottina
sembrava una bambina,
La principessa robottina
era scesa giù in cantina,
e prese la farina,
La principessa robottina
era proprio chiacchierina.

Con la partecipazione di:
Carol Di Consiglio,
Giorgia Ponzio,
Francesca Agostini,
Ilaria Castelli.
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

Poesia del robot

C’era un robot che stava in una casina
e si comparava una piscina

Ci stava dentro giorno e notte
fino a dare il giorno dopo
il buon giorno.

A cura di:
Alessia Padovan, Roberta Collura
Istituto comprensivo “Don Milani” classe 4° B primaria

[ tutte le foto ricordo ]

Poesie in cartolina [SdR Genova]

Emanuele Micheli ha scritto:

Sono bellissime!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
GRAZIE DI CUORE!!!!!

Un omone grande e grosso
a Genova si è commosso.

Gli sono arrivate mille magie
che voi chiamate poesie

L’omone con la barba lunga
si inchina a così tanta bravura

A uno per uno
e poi tutti insieme
un grande grazie
da Emanuele

Poesie in cartolina dalla 4^B primaria

Questa mattina bambine/i della 4^ b primaria, accompagnati dalla maestra Ivana sono venuti a trovarci portando in dono le poesie del concorso che ci aveva proposto Emanuele Micheli. Le hanno cosi’ trascritte al computer cosi’ da raggiungere tutti voi.  

Buona lettura, Linda

A tutti i poeti del mondo

A tutti i poeti del mondo
che scrivono bello e tondo,
che scrivono poesie per piccini
ma anche per adulti e bambini…
alcune ti fanno emozionare
e altre addormentare
alcune ti fanno ridere
altre piangere

A tutti i poeti del mondo
che scrivono poesie a tutto tondo

Scritta da: Marco
Lodi, Simone Cervasio e Luca Palmegiani.
istituto comprensivo don Lorenzo Milani classe 4 b
maestre Ivana La Salvia & Linda Giannini

Il cielo azzurro

Il cielo azzurro
e agli alberi il nome suo sussurro.
nell’alto del cielo blu’
Gli alberi la chiamano Lulu’.

Partecipazione:
Francesca Agostani, Bertin Mattia,
Istituto comprensivo Don Lorenzo Milani Via Cilea Classe 4°B

Il sogno di ogni bambino

Un fiore sboccia
sul sorriso di ogni bambino
come l’alba di ogni mattino.
E quando si fa sera tutti vanno a nanna
con il bacio della mamma.
E’ ora della colazione per ogni bambino del mondo
e si risvegliano dal loro sogno,…

IL SOGNO DI OGNI BAMBINO

Da Alessandro e Sara
scuola Don Milani 4°B VIA CILEA

Il vento dispettoso

Il vento dispettoso
e’ un ragazzo giocoso
ride e scherza
anche quando
la partita è persa!

Emanuela Macci
4^B don L. Milani Latina

L’amicizia

L’amicizia e l’ amore
liberano tanto calore.
L’ amicizia serve per socializzare
e anche per giocare.
L’amicizia e la bontà
liberano tanta felicità!!
L’amicizia per i bambini
è stare vicini, vicini.
Un battito del tuo cuore
liberano tanto amore

FEDERICA DI LENOLA
4° B elementare
Don Lorenzo Milani
Via Cilea – Latina

L’amicizia

Per due amici l‘amicizia è importante
e deve essere mantenuta bene e costante.
E’ un sentimento che nasce dal cuore.
L’amicizia è uguale all’amore.
E’ un modo per stare insieme
e fa crescere un seme,
nel tuo cuore piccolo e piccino
a volte un po’ birichino.
E’ una pianta che se perde le foglie
Il tuo buon amico te le raccoglie.

Giulia Cavallo e Valeria Marchetti

L’amicizia

L’amicizia è come un fiore
che per crescere ha bisogno di amore
È come un bimbo che nasce
e lo devi curare
Per farlo essere sano come un pesce.

Alessia Padovan & Roberta Collura
Scuola Don Milani classe 4°b Latina

  

L’AMICIZIA IN VOLO 

L’amicizia atterra a San Francisco
e compone un bel disco.
Va a comprare i pini
e anche i cioccolatini.
Va a comprarsi un bignè
e
poi beve un caffè.
Riparte in volo per Latina
compra una maglietta fina
La regala al suo amico Tutu
e sorride sempre piu’.
L’amicizia conta bene
Se hai un amico che ci tiene.

Giulia Rizzo.
Don Milani.4b Latina

L’amore

L’amore è come una rosa
ma non è una cosa,
anzi è un sentimento
e qualche volta, un tormento.

Gaia Bellini
IV^ Bb don L.Milani Latina

L’amore

Lui viaggia per ore ed ore
e scopre il suo vero amore
La corteggia la incoraggia
e con il cuore lui viaggia.

Asia Raparelli e Ilenia Cipolla
Don Milani Via Cilea (LT)

Se io fossi…

Se io fossi un aeroplano
volerei alto nel cielo da
Roma a Milano,
e stenderei un velo
per scriverci la sincerità
della mia felicità.

scritto da: Luca Bovolenta
Istituto Comprensivo don Lorenzo Milani classe 4 b

Se io fossi…

Se io fossi un dottore
curerei con tanto amore.
Se io fossi un burattino
darei un bel bacino.
Se io fossi un cielo blù
darei una carezza a chi vuoi tu.
Se io fossi una colla gialla
incollerei una spalla;
Se io fossi una farfalla
giocherei a palla.
Se io fossi una bambina
sarei molto carina.
Se io fossi un bambino
farei il birichino.
Se io fossi un universo
darei soldi e amore a chi è diverso.

Con la partecipazione di
GIORGIA PONZIO
CAROL DI CONSIGLIO
ILARIA CASTELLI
4^ B PRIMARIA LATINA DON MILANI

Se io fossi un topolino

Se io fossi un topolino
E mi cade un dentino
Lo metto sotto al cuscino
E mi arriverà un soldino.

Ringraziamenti:
Marco T., Bruno D.M., Andrea P.

[ tutte le foto ricordo ]

Poesie in cartolina [SdR Genova]

Carissimi,
il 21 Marzo è la giornata mondiale della Poesia. Il Museo del Presepe di Imperia, da poco inaugurato, inizia in questa giornata le sue importanti attività per diffondere la cultura con un’idea particolare. Il 21 Marzo al Museo la poesia sarà in mostra. Ma non sarà la poesia di poeti famosi, sarà la poesia di tutti, dei bambini, degli anziani, degli studenti, degli amanti e dei disillusi, dei barboni e dei detenuti, di chi sta male e di chi vuol cambiare il mondo. Sarà la poesia di tutti quelli che avranno voglia di esprimersi, che avranno voglia di scrivere in poche righe il loro mondo e inviarcelo. Ecco perchè vi chiediamo di scrivere la vostra poesia su di una cartolina, perchè la poesia possa essere inviata al Museo, perchè sarà come mandarci un messaggio dal vostro mondo. Il 21 Marzo le poesie che ci saranno arrivate saranno esposte al Museo e inserite sul Blog. In quella giornata i viistatori potranno conoscere il vostro mondo, la vostra poesia, potranno condividerla, amarla, crititicarla, leggerla e conservarla nel cuore oppure dimenticarla. Aiutateci a rendere questa giornata speciale con le vostre poesie in cartolina! Scrivete e mandate la cartolina (da inviare entro il 14 Marzo) a:

Francesca Daneri
Via delle valli, 28
18100 imperia

Video ricordo in occasione dell’open day [scuola primaria]

Carissime/i,
condivido con voi quattro brevi video dove bambine/i della classe quinta primaria giocano e presentano i robots a bambune/i della scuola dell’infanzia di Via Cimarosa

Buona visione, Linda

[ video 01 ]
[ video 02 ]
[ video 03 ]
[ video 04 ]

Trascrizione on line a cura dell’ins. Linda Giannini
referente del progetto di Robotica
Ist. Comp. Don Milani Latina La Scatola delle Esperienze

Storie robotiche [primaria 3^ B]

La perdita di Roxi

C’era una volta un robot che era stato abbandonato vicino ad una discarica. Un giorno il padre di una bambina di nome Camilla le chiese se voleva andare con lui a lavoro poiché era il capo della discarica e le voleva insegnare il suo mestiere. Mentre il padre lavorava, lei vide, tra gli oggetti di metallo, un robot e lo volle portare con sé. Quando arrivò a casa pulì il robot e gli chiese come si chiamava, lui rispose che si chiamava Roxi. Ogni giorno la bambina , quando ritornava da scuola , giocava e coccolava Roxi. Il padre era stufo e un giorno decise di buttare il robot. La bambina lo cercò per anni ma non lo trovò e se ne dimenticò. Camilla ormai era cresciuta e si sposò ,ebbe anche due figli. Un giorno, quando meno se lo aspettava, qualcuno suonò al campanello. Aprì la porta ma non vide nessuno, poi abbassò il capo e vide il suo migliore amico: Roxi…

Djamila, Sofia, Riccardo
3° B I.C. Don Milani- primaria- Latina-
Ins. Anna Maria Triunfo

Foto ricordo
Foto ricordo

Storie robotiche [primaria 3^ B]

Il Robot premiato

C’era una volta un robot che viveva a Robolandia. Era un tipo disordinato e distratto ma sapeva risolvere le situazioni difficili. Un giorno, mentre era al parco, all’improvviso dietro di lui comparve un bullo che, con un pugno, gli staccò una vite della gamba. Il robot comprò subito una vite nuova, così potè ricostruire la sua gamba. In seguito venne a sapere che in città quel bullo faceva scherzi poco piacevoli anche ad altri, così decise di sfidarlo ma con una prova d’intelligenza, cioè a scacchi. Riuscì a sconfiggerlo e il sindaco della città gli disse che era stato fortissimo e lo premiò con il titolo di “Cacciabulli intelligente”.

Davide, Marco, Victoria
3° B I.C. Don Milani- primaria- Latina-
Ins. Anna Maria Triunfo

Foto ricordo
Foto ricordo

Storie robotiche [primaria 3^ B]

Felix e la macchina del tempo

C’era una volta un robot di nome Felix che amava viaggiare. Un giorno gli telefonò uno scienziato suo amico per chiedergli se voleva provare la sua nuova invenzione: una macchina del tempo. Felix accettò e cominciò a viaggiare nel passato. Arrivò nell’era primaria dove vide strane tartarughe marine, incontrò i mammuth, viaggiò nell’epoca degli antichi Egizi, dei Vichinghi, degli Indiani pellerossa, dei cavalieri del medioevo. Tornato nel laboratorio, lo scienziato fu contento dell’esperimento e da allora lavorò sempre con Felix.

Costanza, Paolino, Simona
3° B I.C. Don Milani- primaria- Latina-
Ins. Anna Maria Triunfo

Storie robotica [primaria 4^D]

Gimi  e  il robot

Gigi era un bambino molto malato, ed era anche figlio unico. Abitava in un sperduto paese in mezzo alle montagne. Un giorno la sua mamma gli fece un bel regalo. Gimi lo scartò velocemente, aprì la scatola e vide che era un robots. Cosi disse a gran voce ”  Grazie mamma !  E’ il regalo più bello che abbia mai ricevuto!” Corse in camera sua e ci giocò per tutta la serata. Ad un certo punto, sfinito, guardò il robot pensando che se avesse potuto parlare si sarebbero potuti divertire da matti, cosi lo posò e si addormentò. Ad un tratto la sua stanza si illuminò, e la luce proveniva dal robot. Il bambino si avvicinò e lo prese in mano. Il robots gli disse ”  Ciao Gimi ! ”  E Gimi con la bocca spalancata gli disse: “Ma tu parli!”  “Ma certo che parlo!”  gli rispore il  robot. Gimi, sempre piu incredulo, incominciò a raccontargli tutte le sue problematiche. Il robots gli disse che non doveva piu preoccuparsi di nulla perchè lui lo avrebbe aiutato a non sentirsi piu solo. E così fece un cenno con la mano e fece apparire tanti robots che incominciarono a parlare con lui. Così  Gimi non si sentì più solo.

ANTHONY SCHIEVANO
Classe 4^D Scuola Don Milani- Latina
ins.Casella Filomena

Storie robotica [primaria 4^D]

NS5 E GLI UMANI

Nel 2067 i robot fanno amicizia con gli umani; ad un certo punto nel 2075 un robot di codice NS5 si ribellò e divenne una vera e propria minaccia per Cyberyn. Un giorno si alleò con un uomo cattivo di nome Darck. Darck non lo conosceva nessuno e disse alle guardie della centrale elettrica che era stato trasferito da un’ altra centrale perchè era un tecnico bravissimo. Le guardie lo fecero entrare nella centrale e lui,correndo, andò direttamente al generatore e staccò tutti i fili. I robot diventarono un esercito di cattvi e solo NS5 diventò buono. Egli si alleò con un agente di polizia e alla fine, dopo aver disattivato tutto l’ esercito di robot cattivi, misero Darck in prigione. L’ agente di polizia si era affezionato a NS5 e fece costruire uno scudo per non farlo diventare cattivo quando avrebbero riattaccato la corrente. Il generatore di corrente fu riattivato e tutti i robot cattivi tornarono a essere buoni. Ci fu un attimo di paura per NS5, ma lo scudo funzionò e NS5 rimase buono e amico dell’ agente
di polizia.

MARCO DOMENEGHETTI E JACOPO CAPARONE
Classe 4°D Don Milani- Latina
ins.Casella Filomena

Storie robotica [primaria 4^D]

IL PAESE DEI ROBOT

Una volta c’era un paese robotico, abitato da migliaia e migliaia di robot. Come ogni paese, anche questo aveva le sue regole e il proprio re, ma sia il paese che il re erano molto bizzarri. Il re aveva idee strampalate, per esempio un giorno pensava di distruggere il paese e rifarlo, un altro giorno emanava leggi che obbligavano a restare sempre chiusi in casa. AI Robot del paese non piacevano nè queste leggi nè il re; allora, un giorno decisero di fare tutto il contrario di cio’ che dicevano le leggi e di cio’ che pensava il re. Quindi per prima cosa decisero di decorare il paese, invece di distruggero e ricostruirlo; poi non restarono chiusi nelle case ma, al contrario fecero una festa che duro’tutta la notte e i giorni successivi. A questo punto, il re vista la disobbedienza dei suoi sudditi robot si arrabbio’ moltissimo e ordino’ alle sue guardie di catturare tutti i robot e di rinchiuderli nelle carceri per un anno intero. Un ragazzo robot che aveva fatto arrabbiare la propria mamma robot e che si trovava lontano dalla propria abitazione, tornando a casa non trovo’ piu’ nessuno e percio’ando’ a chiedere alle guardie dove fossero finiti tutti gli abitanti robot. Le guardie invece di rispondegli lo catturarono.Ormai tutto sembrava senza rimedio per i robot, ma, un antico vulcano che si trovava vicino al paese incominciò ad eruttare e ad emettere lava incandescente, che comincio’ a dirigersi verso il paese.Le guardie dissero al re che non potevano lasciare nelle carceri i robot poiche’ la lava avrebbe potuto uccidere tutti i prigionieri. Quindi il re fu costretto a liberare tutti i robot.I robot a questo punto si organizzarono e costruirono rapidamente una barriera per evitare che la lava raggiungesse il paese. La cosa funziono’ e finalmente tra il re e i suoi sudditi robot torno’ l’armonia. Il re promise di governare il paese rispettando la popolazione e apprezzando la loro ingegnosita’.

ARON NANIA
Classe 4^D
scuola primaria Don Milani- Latina
ins. Casella Filomena

Robottina “Chitti” e Robottino “Chi” [infanzia Cimarosa]

Ciao Linda,
ti invio le storie dei bambini di Loredana e Maria di Via Cimarosa. Mi fai sapere se ti sono arrivate? Un abbraccio e buona serata, Olga

ROBOTTINO “CHI”

Il Robott “CHI” parla con due cose, parla con l’altro Robot EMILIO, viveva dove ci sono tutte le cose di ferro, lui ha la testa di ferro, il corpo di ferro, le mani di ferro con due pinze e le gambe di ferro; non ha le gambe di ferro ci ha le ruote, è vestito di giallo; l’hanno tutto lavato perché era tutto sporco di terra, perché era caduto, è uscito e c’era un mucchio di terra e inciampava e era finito dentro una buca, per cercare di uscire ci servono una cosa che vola e poi ricade dentro la buca e esce trasformato di un uccello e vola vola nel cielo in cerca delle nuvole grandi che fanno piovere e piove e si attacca sull’albero e incomincia a fare freddo e l’albero dice al robot uccellino: “vai dentro” e quindi si nasconde da solo, si trasforma in un Robott perché doveva andare sul garage e doveva mettere l’occhietto nuovo perché uno era rotto da solo quando saliva nel garage e poi aveva portato il suo amichetto era bianco era un Robottino.

I ROBOTTINI “CHI E CHITTI”

Il Robottino “CHI ” aveva una casa di ferro, era il garage, perché era un Robottino di ferro, nella casa viveva Robottina che si chiamava Chitti, giocavano con tutti i suoi amici e lavoravano poi tagliavano tutte le cose tagliavano la carta perché serviva per mangiare e il ferro. Mangiavano e diventavano ciccioni, ma non possono diventare ciccioni perché sono tutti di ferro. Un giorno si prendevano per mano e vanno a fare una passeggiata al mare, che era caldo guardavano il mare si mettevano il costume e si tuffano e dicono che bel mare calmo, e poi si asciugano con l’asciugamano e vanno a casa mentre camminano incominciano a rovinarsi, perché il Robott di ferro non si può bagnare, perché si rovina, camminano e incominciano a perdere tutti i pezzi, le ruote di ferro, le braccia di ferro, il collo di ferro, incontrano un amico che si chiama Luigi, fa ritornare tutti quelli aggiustati, con le viti e con i cacciaviti era un signore che costruiva i Robott, era un umano, “Chi e Chitti” dicono grazie e lo invitano a casa e diventano amici.

Incontri in verticale, il giorno dopo

Il robot magico

In un caldo pomeriggio d’estate il robot Michele si prepara per andare al mare. Aziona le sue ali e vola vola verso il mare. Atterra sulla sabbia bollente e si scotta i piedi, si guarda attorno vede il mare, lo vede lontano lontano perche’ c’e’ troppa gente. Michele vuole subito fare un bel bagno fresco, ma ha paura che l’acqua entri nei suoi ingranaggi e lui possa fermassi sempre. Allora il magico Michele si trasforma in un uomo e puo’ finalmente fare un bagno.

firma: Roberto Cadau
Prof.Viana Nigro

[ le foto ricordo ]

Incontri in verticale

Ciao, oggi la collega Viana e’ venuta a trovarci in classe con Roberto. Quest’ultimo ha inventato una storia robotica ed ha iniziato a trascriverla al computer. Tornera’ a trovarci domani. Non vediamo l’ora!!!

Peccato, invece, non poter condividere con voi le foto dell’altro ieri (sono andate irrimediabilmente perdute); il figlio di Viana ha fatto ascoltare nel teatro del nostro istituto, alcuni pezzi suonati da lui col violino ed ha fatto comporre alcune semplici note a bambine/i della scuola dell’infanzia oltre che a quelli di una classe della secondaria di primo grado.

Speriamo di poter ripetere presto l’esperienza.

Ad una prossima occasione di incontro, Linda

Storie Robotiche [primaria 3^ B]

Oggi Alessia, Andrea e Matteo sono venuti nella sezione B di scuola dell’infanzia di Via Cilea e, con la maestra Michela, hanno scritto la loro storia robotica:

Buona lettura, Linda

I DUE ROBOTS

C’era una volta un robot di numero 095. Un giorno decise di andare a comprarsi delle nuove batterie ma lungo la strada si scaricò e cadde per terra. Un robottino lo trovò e lo portò a casa sua. Quando si svegliò non ricordò più niente, nemmeno il suo numero. Il robottino allora gli disse: – forse riesco a ricordare qualcosa. Guarda il mio numero dietro, forse riesci a ricordare. Il robottino lesse il numero e ricordò che era un suo amico. Il robottino, poi gli diede un pezzo della memoria e il robot 095 ricordò tutto. I due diventarono amici per il “metallo” e non si lasciarono mai più.

Alunni: Mamone Andrea – Mordini Matteo – Santamaria Alessia
Classe III B
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Ins:
Cozzolino Michela
Trionfo Anna Maria

[ Le foto ricordo ]

Storie robotica [primaria 4^D]

UN MONDO ROBOTICO

In una galassia chiamata (robotout) nel tempo libero i robot leggevano riviste dei pianeti. Come (terra e marte) ed andavano ai parchi. gli animali erano: “gatti-cani (normali) – (siamesi) – giraffa (gattivora) le macchine erano: “concept car (bmw) – Lamborghini-Ferrari e GTO. Un robot mentre aggiustava una macchina senti’ un rumore. Poi parti’ la musica (mather mia. mather mather mia. mather. banca revolution.) poi vide un robot con dei calzini tossici addosso. I calzini erano tossici e corrosivi, che la struttura metallica del robot si stava fondendo. Il povero robot, con i piedi fusi non riusciva a camminare e chiedeva aiuto. Allora l’altro robot penso’ di prendere l’estintore e spruzzarglielo sui piedi. ma ormai era troppo tardi.i piedi non esistevano piu’, erano distrutti. Allora il robot che faceva il meccanico, ebbe una bellissima idea e disse al povero robot senza piedi di non preoccuparsi perche’ gli avrebbe montato due ruote e sarebbe potuto andare piu’ veloce della Lamborghini.si mise all’opera e gli monto’ due ruote al posto dei piedi. E lo fece correre su una pista di formula1. Era incredibile la sua velocita’ e il povero robot malcapitato, era felicissimo perche’ lo chiamarono’ a fare molti spettacoli e divento’ famoso.

GABRIELE AMENTA
classe IV D
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina
Ins: Casella Filomena

Storie robotica [primaria 3^ B]

Olly e l’extraterrestre

C’era una volta un robot di nome Olly che abitava sulla terra. Un giorno Olly mentre era a lavoro, sentì uno scoppio! Era un’astronave e Olly andò a vedere: incontrò un extraterrestre chiamata Iva. Olly fu colpito dalla curiosità, così invitò Iva a casa sua. Il giorno seguente, Iva dovette andare nello spazio ed Olly era triste perché le si era affezionato, allora decise di partire con lei. Infine tornarono sulla terra e tra i due ci fu una grande amicizia. Iva abitò con Olly e vissero felici.

Alunni: Simone, Alessia e Michela
Classe 3° B scuola primaria
I.C. Don Milani LATINA
ins.Triunfo

Storie robotica [primaria 3^ B]

Wolli e Iva

C’era una volta un robot di nome Wolli che viveva in una casetta di ferro. Un giorno Wolli incontrò una robottina di nome Iva e fecero amicizia.Wolli invitò Iva a casa sua e insieme guardarono un film romantico. Iva e Wolli si innamorarono. Quel giorno era San Valentino, così Wolli regalò ad Iva dei cioccolatini a forma di cuore. Da quella volta anche i robot festeggiano
la festa degli innamorati.

Eugenia, Sara, Isabella
Classe 3° B
I.C. Don Milani primaria – Latina
ins.Triunfo

 

Disegni robotici

Ciao, oggi la maestra Ivana con bambine/i della sua classe, la 4^ B, sono venuti a trovarci. Abbiamo cosi’ letto la lettera che ci ha inviato il Maestro Mario Lodi e che potete trovare qui.

Poi alcune bambine sono tornate a trovarci e ci hanno fatto vedere dei loro bellissimi robots-disegni. Eccoli:

Ad una prossima occasione,

Linda + bambine/i della sezione B, infanzia di Via Cilea

storie robotica [primaria 4^D]

LA STORIA DEL ROBOT BATTICUORE

Nell’anno 3000 nella città di Futurama c’era un robot di nome Batticuore che sembrava un umano. Se lui vedeva che qualcuno era in difficoltà, correva  ad aiutarlo. Tutte le mattine si trasformava in scuolabus e accompagnava tutti i bambini a scuola e poi li andava  a prendere e intanto che aspettava, accompagnava le persone anziane o chi aveva bisogno di fare la spesa o del dottore. Un giorno Batticuore, mentre si trasformava, rimase bloccato e perciò lo portarono a riparare. Lì rimase per qualche giorno. In quei giorni nella città di Futurama  si respirava un’aria di tristezza e non usciva più nessuno. Quando  Batticuore fu riparato tutta la città  uscì a festeggiare. 

Martina Di Stefano      
classe IV D
Scuola Don Milani
via Cilea
04100 Latina

ins: Casella Filomena

storie robotica [primaria 4^D]

SOGNO O REALTA’?

Ciao, io sono Francesca e adesso vi racconto una storia!

C’era un bambino di nome DINO che amava molto giocare con i robot, a tal punto che anche lui sognava di diventare come loro per essere forte e non avere mai paura di niente.Un bel giorno, mentre giocava si nascose nell’armadio ma all’improvviso scivolò dietro l’armadio e fece un bel scivolone molto lungo e si ritrovò in un grande prato e dove si girava girava non vedeva altro che erba. DINO a quel punto cominciò a correre e a piangere fino a che inciampò e cadde per terra, aprì gli occhi e vide un minuscolo omino che gli disse: “Hei! Ragazzino, attento a dove metti i piedi, mi hai fatto molto male e adesso per dispetto ti faccio una magia”. Così dicendo, alzò le mani minuscole e aggiunse: “Caro ragazzino, da oggi in poi diventerai un robot!” DINO dalla paura cominciò a correre, ma la magia lo raggiunse e diventò un robot lì per lì diciamo che fù molto felice perchè a quel punto il suo sogno si era realizzato, poteva fare tutto quello che voleva,iniziò a volare in alto,con un solo passo poteva arrivare da un paese ad un altro,insomma finalmente era il più forte del mondo e non aveva più paura di niente. All’improvviso si rese conto che se fosse rimasto così i suoi amici non avrebbero più giocato con lui, perchè se avesse giocato anche solo a pallone con un piccolo calcio lo avrebbe rotto, non avrebbe potuto neanche fare la lotta perchè ai suoi amici gli avrebbe fatto solo del male, visto che era tutto di ferro, ma soprattutto non avrebbe più potuto abbracciare la sua mamma anche perchè non lo avrebbe più riconosciuto come il suo meraviglioso bambino DINO. La forte paura di tutti, questi brutti pensieri che lo assalivano, a un certo punto  il suo piccolo cuoricino cominciò a battere e a battere sempre più forte……. aprì gli occhi e disse meravigliato:” Ma sono nel mio letto, nella mia cameretta, nella mia casa!! Meno male, era solo un brutto sogno, sono felice di essere un bambino!!!”.

FRANCESCA  MANAUZZI
classe IV D
Scuola Don Milani
via Cilea
04100 Latina

ins: Casella Filomena

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

CIAO MAESTRA LINDA TI ABBIAMO MANDATO LA STORIA.
CI VEDIAMO A SCUOLA, FRANCESCA E BEATRICE

IL REGNO DEL PRINCIPE ROBOT

In un regno incantato viveva un principe con la sua famiglia robot. Il principe si chiamava Alex, aveva un carattere dolcissimo ed era buono con tutti e tutte le persone gli volevano bene. Era molto bello, aveva dei bellissimi occhi marrone scuro, dei capelli biondi e portava sempre un capello. Indossava come tutti i principi il suo bellissimo vestito. Viveva in un bellissimo palazzo reale: era a cinquantacinque piani, di colore argento metallico, c’erano centodieci stanze tutte argentate ed erano bellissime. Un giorno il papà del principe robot doveva incontrare un altro re del regno magico;allora quell’altro re portò con se la figlia che si chiamava Alice: lei era bionda e con dei bellissimi occhi celesti e anche lei era molto buono con tutti. Quando il principe robot la vide rimase colpito e ne fu pazzamente innamorato. Il principe andò da lei per chiederle di venire al ballo dove il principe sceglieva la sua principessa, che poi sposava, diventava la sua regina e formare una famiglia. Lei accettò l’invito e tornò nel suo regno. Quando le sorellastre lo vennero a sapere furono tanto gelose da imprigionare la loro sorellastra in un castello di 20 metri. Quando la sera il principe aspettò tutte le sue fanciulle vide arrivare il re del regno magico senza la sua adorata Alice ma due fanciulle: una brutta e grassa e l’altra magrissima e altissima che arrivava fino al soffitto; allora il principe si preoccupò e chiese al re dove fosse Alice e lui rispose che era stata rapita. Egli si precipitò di corsa sulla carrozza per andarla a cercare. Vide un castello che aveva le porte chiuse ma lui gridò dal dolore e all’improvviso le porte si aprirono. Il principe robot la vide e ando’ subito ad abbracciarla. Infine la portò al castello e la sposò e così vissero felici e contenti.

FRANCESCA e BEATRICE
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

IL ROBOT EROE

Un sabato pomeriggio alle ore  15:00 nel laboratorio di uno scienziato di nome Giuseppe prese  forma un robot telecomandato dall’ aspetto simpatico e curioso. Aveva la faccia quadrata , gli occhi a quadratino e marroni , il naso a triangolo color rosso fuoco, una  maglia  arancione, i pantaloni bianchi e le scarpe gialle. Lo scienziato aveva programmato il robot perche’ aiutasse tutte le persone: per pulire, innaffiare i fiori, cucinare, impastare, spolverare, fare compagnia ecc….. Appena programmato alcune persone chiesero aiuto a lui, e in una settimana divento’ un vero eroe e tutti  gli vollero bene e gli si affezionarono profondamente, tanto da cercare in continuazione la sua compagnia.

GIORGIA BAROLLO
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

Un robot a tutti gli effetti

Non molto tempo fa, in un vecchio laboratorio, viveva il professor Harold Tuttoinventa, un vecchietto lunatico di 75 anni laureato in robotica. Si era messo in testa di costruire un robot casalingo, cuoco, elettricista, matematico, insomma un robot a tutti gli effetti. Era da settimane che ci lavorava sopra, e stava andando piuttosto bene, aveva già finito la testa! Mentre canticchiava una buffa canzoncina era già arrivato a costruire il corpo. Per farlo aveva usato un vecchio bidone squadrato e una sua calcolatrice che trovò in un cassetto, e così in quattro e quattro otto il lavoro fu fatto. Ma ora erano le 9 e mezza di sera, e il professore era piuttosto stanco, così decise di  andare a riposarsi, avrebbe finito domani il lavoro. Appena si addormentò, udì una voce dolce e simpatica che lo chiamava per nome; con uno scatto felino il professor Tuttoinventa si alzò ma non vide nessuno, credeva di aver fatto un brutto sogno, e si riaddormentò sereno ma un pò sconvolto. Il mattino dopo il professore si alzò di buon umore, fece colazione con 5 frittelle, un uovo e un caffè e poi si rimise subito a lavoro. Aveva già finito le braccia fatte con due scatole di cartone, e ora gli mancavano solo le gambe. Cominciò ad armeggiare di qua e di là dicendo:”Questo va giù, questo più su, no! Ho invertito i sensi! Questo va su, questa va qui! “ E così via. Il professor Harold, si stava impegnando molto e sarebbe stato molto triste se il suo esperimento robotico fosse fallito. Finite gambe e piedi, fatti con scatole di latta e di tonno il professore udì di nuovo quella voce, ma questa volta vide anche la bocca del robot che si muoveva e lo salutava. Harold credeva di avere le allucinazioni e andò a rinfrescarsi un po’ con una bella doccia.  Uscito dal bagno Harold aveva bisogno di un asciugamano e vide che da dietro la porta una mano gli porgeva proprio un morbido asciugamano, rimase stupito ma non era per niente spaventato. Il mattino seguente il professore vide sul tavolo la colazione già pronta, e con il sorriso sulle labbra scese nel laboratorio e vide il robot che si muoveva. Rimase sorpreso corse ad abbracciarlo e gli disse: ”Ti chiamerò Caty il robot! Ti piace questo nome?” Caty rispose: ”Si mi piace molto, e grazie di avermi costruito”. Il professore e Caty, erano ormai uniti come fratelli, e non si lasciavano mai. Un giorno Caty disse :”Grazie Harold, tu mi hai creato robot a tutti gli effetti, ma ora sono grande ed ho 25 anni è il momento di lasciarci.” “E perché?” Chiese Harold: “Perché devo andare in cerca di avventure!” Il professore era un po’ triste di dover lasciare Caty, ma felice perché avrebbe fatto nuove amicizie. Così, con il sorriso sulle labbra la lasciò andare, e gli promise che l’avrebbe tenuta sempre nel suo cuore facendone tesoro come una moneta.   Fine.

Benedetta Fabietti
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

L’incredibile Walie

Tanto tempo fa’in una citta’ piena di super cattivi viveva WALIE un robot che lottava per la giustizia. Non lasciava mai che i cattivi trionfassero o che nessuno soffrisse. Lui era ricoperto da armi potentissime,era ricoperto da vernice rossa, aveva1 bel sorriso smagliante e aveva gli occhi color marrone nocciola. Un giorno Zeldrax mando’ uno dei suoi mutanti sottoforma di contadino. L’impostore fece finta di cadere da un’albero e rompersi un osso. Walie si rese conto del grave errore e decise di fuggire via. Lucrezia scoprì la vera edentita’ del contadino e lo ando’ a raccontare a WALIE. I due decisero di ripagare il cattivo con la sua stessa moneta. Chiese al contadino incontrarsi al parco e molta gente era nascosta, a un certo punto il robot si fece vedere e allora tutti sperono la verita’. Appena dopo aver sconfitto il cattivo WALIE venne riaccettato da tutta la citta’. Tanto tempo fa in una citta’ piena di super cattivi viveva WALIE un robot che lottava per la giustizia. Non lasciava mai che i cattivi trionfassero o che nessuno soffrisse. Lui era ricoperto da armi potentissime,era ricoperto da vernice rossa, aveva un bel sorriso smagliante e aveva gli occhi color marrone nocciola. Un giorno Zeldrax mando’ uno dei suoi mutanti sottoforma di contadino. L’impostore fece finta di cadere da un’albero e rompersi un osso. Walie si rese conto del grave errore e decise di fuggire via. Lucrezia scoprì la vera edentita’ del contadino e lo ando’ a raccontare a WALIE. I due decisero di ripagare il cattivo con la sua stessa moneta. Chiese al contadino incontrarsi al parco e molta gente era nascosta, a un certo punto il robot si fece vedere e allora tutti sperono la verita’. Appena dopo aver sconfitto il cattivo WALIE venne riaccettato da tutta la citta’. Tanto tempo fa’in una citta’ piena di super cattivi viveva WALIE un robot che lottava per la giustizia. Non lasciava mai che i cattivi trionfassero o che nessuno soffrisse.Lui era ricoperto da armi potentissime, era ricoperto da vernice rossa, aveva1 bel sorriso smagliante e aveva gli occhi color marrone nocciola.Un giorno Zeldrax mando’ uno dei suoi mutanti sottoforma di contadino. L’impostore fece finta di cadere da un’albero e rompersi un osso. Walie si rese conto del grave errore e decise di fuggire via. Lucrezia scoprì la vera edentita’ del contadino e lo ando’ a raccontare a WALIE. I due decisero di ripagare il cattivo con la sua stessa moneta. Chiese al contadino incontrarsi al parco e molta gente era nascosta, a un certo punto il robot si fece vedere e allora tutti sperono la verita’. Appena dopo aver sconfitto il cattivo WALIE venne riaccettato da tutta la citta’.

Lucreazia Cassoli
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

RECICLOBOT EROE DEL MONDO: Un robot tutto speciale

C’era una volta non tanto lontano un giovane scienziato tutto preso dal reciclo di ferro e acciaio che decise di costruire un robot perchè voleva anche lui un amico. Lo scienziato di nome Frank era da tutti considerato un vero pazzo perchè credeva di poter risolvere i problemi dell’inquinamento del mondo con le sue invenzioni e per questo era sempre preso in giro e lasciato solo da tutti. Così una mattina alzatosi presto, quando tutto fuori era ancora buio, cominciò a costruire il suo robot personale e così tra un pezzo di un vecchio televisore, un pezzo di una lavatrice, di un forno e altri pezzi di ferro e acciaio dopo ore e ore di lavoro nacque Reciclobot. Un piccolo robottino tutto particolare ma molto speciale. Un nuovo amico per Frank, che era sempre stato solo. Reciclobot aveva molte capacità: sapeva cucinare, sapeva costruire macchine volanti e super veloci ma soprattutto era molto ma molto intelligente. Una mattina Frank decise che era arrivato il momento di salvare il mondo e quindi prese il suo piccolo Robot e si mise in viaggio per città e paesi per liberarli dal ferro e dall’acciaio vecchio che la gente buttava, perchè non serviva più,ma che il suo robot riuscuiva squagliandolo a costruire nuove cose più utili a tutti.  Ma Reciclobot passando di città in città nonostante era impegnato nel suo lavoro continuava ad aiutare gli altri aggiustando e costruendo utensili, oggetti utili aiutato sempre dal suo amico scienziato Frank che era sempre più contento e soddisfatto perchè riusciva a realizzare ogni giorno il suo sogno. Un giorno mentre Reciclobot stava lavorando vide dei bambini che giocavano a pallone vicino ad un fiume, e si sentì subito tanto triste perchè da quando era stato creato il suo solo dovere era stato quello di aiutare il suo amico Frank. Non aveva mai giocato, non sapeva ancora cosa significava divertirsi e non lavorare. Così decise di avvicinarsi ai bambini per poter giocare con loro. Ma i bambini non erano molto contenti perchè lui era solo un robot, che non era capace di usare un pallone. Reciclobot invece era un robot intelligente e aveva già nella sua memoria attivato il sensore per il gioco così provò a giocare con i bambini che invece cominciarono a prenderlo in giro e lo fecero cadere nell’acqua del fiume. Frank che stava ancora lavorando vide tutto da lontano e subito corse per aiutare il suo piccolo amico perchè sapeva che non sarebbe sopravvissuto a quella caduta. Arrivato vicino a Reciclobot subito lo tirò fuori dall’acqua ma già il suo piccolo amico faceva molta fatica a muoversi perchè i suoi vecchi circuiti reciclati si erano bagnati. Frank sempre più disperato prese in braccio il suo robot e corse via decidendo di tornare nella sua città  e nella sua casa  dove aveva costruito Reciclobot per trovare il modo di salvarlo. Una volta arrivato scopri che smontando il suo amico Reciclobot lasciandolo asciugare per qualche  giorno e sostituendo alcuni cip tranne quello della memoria il suo amico torno in vita. Da quel momento Frank scopri cosa significava avere un amico e così decise di cominciare a divertirsi con il suo robottino continuando sempre  e reciclare ma non pensando solo al lavoro. Reciclobot fu un amico fidato per tutta la vita del suo amico Frank.

Matteo Covini
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

RONNY UN FANTASTICO ROBOT

A Torino, via Roma n. 2, viveva un robot di nome Ronny. La casa del robot non era molto bella: era priva di calore umano, perché non c’era un essere vivente, c’erano solo macchine. Quando si entrava c’era una porta elettronica, che appena passavi davanti ad essa si apriva da sola, la casa era piena di cose elettroniche, c’era anche la scala mobile. La camera di Ronny, si trovava in cima alla scala. All’improvviso arrivarono due bambini di nome Franchy e Melodi, che si fermarono davanti alla porta elettronica. Non avevano mai visto una porta che si apriva da sola, poi si ripresero e incuriositi mentre salivano la scala mobile fissavano tutte le macchine che c’erano. Arrivati al piano di sopra, entrarono nella stanza di Ronny e videro un robot che stava guardando la tv. I bambini molto spaventati, entrarono piano piano e Ronny se ne accorse, i bambini urlarono dalla paura, ma il robot gli disse di non spaventarsi, perché lui era un robot buono. I bambini si spaventarono perché videro il corpo del robot: un corpo tutto grigio, con tanti pulsanti intorno ad esso, degli occhi grandi e neri che ti fissavano, un naso tondo, una bocca grande e rossa e infine un’antennina blu sulla testa. Mentre Melodi indossava un vestito rosa e bianco, Franchy indossava dei jeans e una maglietta celeste. I bambini si calmarono e gli chiesero come si chiamava e il robot rispose che si chiamava Ronny. Piano piano fecero amicizia, così il robot aveva due esseri umani come amici… 

Federica PATTARO
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

Storie Robotiche [primaria 4^ A]

Max e Angelo

C’era una volta uno scienziato di nome Max, voleva inventare qualcosa che lo aiutasse nel suo lavoro. Non aveva amici, quindi anche la presenza di una cosa di meccanico gli avrebbe fatto piacere. Costruendo, costruendo uscì fuori un robot carinissimo:aveva il viso rotondo, fatto di ferro, la schiena era di metallo e quadrata, le mani erano formate con due palline da tennis e le gambe con due pezzi di legno. Camminava quasi come un uomo, ma certe volte faceva dei movimenti strani e si inceppava il meccanismo. Allora Max pensò che le palline e le gambe di legno non erano adatte per un vero robot, quindi decise di modificarlo facendolo metallico del tutto. Dopo tre giorni finì il suo capolavoro ed era venuto fuori un robot ancora più bello e funzionale di prima. Col passare dei giorni, i due legarono molto ed il robot divenne il suo più grande amico e punto di riferimento. Un giorno Max stava sperimentando una pozione per migliorare le qualità intellettive del robot che aveva chiamato Angelo. Ma qualcosa andò storto e la pozione esplose provocando un incendio. Max afferrò la mano di Angelo, nel tentativo di uscire fuori dal laboratorio ma inavvertitamente la porta si chiuse e Angelo rimase intrappolato tra le fiamme. Max, scampato dall’incendio, si accorse di aver portato con se la sua valigetta degli attrezzi. Disperato aprì la valigetta con la speranza di trovare un sistema per salvare il povero Angelo e così fu! Gli venne in mente di costruire una tuta antincendio:la indossò e rompendo il vetro della finestra del laboratorio, riuscì ad entrare senza farsi male. Con tutte le sue forze afferrò Angelo che stava immobile in un angolo della stanza e lo trascinò fuori sano e salvo. I due si abbracciarono e dall’occhio metallico di Angelo scese una lacrima “umana”. Max capì allora che il robot era realmente diventato il suo migliora amico perché non aveva esitato neanche un istante di salvarlo. Tutto questo dimostra quanto l’amicizia sia necessaria e preziosa!

Silvia Bencivenga
classe IV A
Scuola Don Milani
Via Cilea
04100 Latina

In prossimita’ dell’Open Day [infanzia e secondaria di primo grado]

Carissime/i, oggi 5 studenti della secondaria di primo grado del nostro istituto

Antonio classe 2 A
Dario classe 3A
Francesca classe 3B
Leonardo classe 3B
Valentina classe 3B

– accompagnati dalla collega De Matteis –  sono venuti a trovarci e sono rimasti con noi, nella sezione B di scuola dell’infanzia. Mentre montavano il nuovo kit di robotica, bambine/i di 3-4-5 anni costruivano macchinine con i mattoncini della lego.

Ecco alcune foto ricordo

Buona visione, Linda

Storie Robotiche [infanzia Latina – sez. B]

C’era un volta un robottino, che si chiamava Rob – Bot  e viveva in una casa al mare. Aveva una mamma e un papa’. La mamma era una poliziotta e il papa’ era un carabiniere. Un giorno ci fu un incidente alla macchina della mamma di Rob – Bot. Il papa’ l’aggiusto’ perche’ era capace. Riparava anche i camion, gli autobus e le moto. Era un carabiniere meccanico. Qualche volta riparava pure il treno grande, il trenino piccolo e il trattore. Quel giorno il robottino era andato a scuola a giocare e a fare i compiti. La mamma non era andata a prenderlo perche’ si era rotta la macchina e Rob – Bot non sapeva che il papa’ l’aveva riparata. Allora Rob – Bot aveva pensato di andare a casa da solo perche’ non voleva aspettare e piangeva. Mentre andava a casa si e’ perso a raccogliere le conchiglie e e’ andato lontano lontano. Poi incontro’ un uomo cattivo che gli voleva fare male. Lo voleva portare a casa di lui per cucinarlo. Pero’ non ci riusci’ a mangiarlo perche’ Rob – Bot era di metallo e era duro per essere mangiato. Al signore si era rotto un dente quando aveva provato a mangiare Rob – Bot e gli faceva tanto male il dente che poi e’ caduto. Cosi’ Rob – Bot scappava mentre il signore cercava il dentista. Il dentista allora mise un dente forte al signore cattivo. Intanto Rob – Bot riusci’ a trovare la strada di casa e a tornare da mamma e da papa’.

Storie robotiche [primaria 4^ D]

Il mio amico robot

Era un giorno di dicembre, fuori nevicava ed io mi annoiavo a morte. Allora andai in soffitta e vidi una cassa: incuriosita, la aprì e vidi un piccolo robottino dal faccino simpatico. Era di un colore grigio metallizzato, aveva la faccia quadrata come un cubo, al posto delle mani aveva due piccole pinze e al posto dei piedi invece aveva due ruote. Presi il piccolo robot e lo portai nella mia cameretta. Lo pulii con cura dalla polvere, poi lo misi per terra: aveva sulla schiena un bottoncino rosso: provai a premerlo e, con un po’ di fatica, strano ma vero, il piccolo robot cominciò a muoversi! Era un movimento proprio buffo, le rotelline si muovevano lentamente e contemporaneamente il robottino alzava la pinza destra e sembrava dicesse “Ciao!” Mi accorsi che sulla panciotta aveva un piccolo tastino giallo: lo sfiorai e all’improvviso si accesero delle lucine colorate negli occhi e la bocca cominciò a muoversi: il robottino aveva ripreso vita!!! Ero stupita ed entusiasta allo stesso tempo. Il piccolo robot, con la sua voce metallica, iniziò a farmi tante domande: come mi chiamavo, cosa facevo, che sport mi piacevano e se avevo tanti amici. Non riuscivo a crederci: in quella giornata così noiosa, avevo trovato un amico fortissimo. Allora feci anch’io a lui qualche domanda: il mio nuovo amico non ricordava di avere mai avuto un nome, tutti lo chiamavano semplicemente Robot, ma ricordava la città da cui proveniva, Robotix. La sua casa era una scatola d’acciaio e amava mangiare hamburger di bulloni che preparava la sua mamma in modo delizioso. Per un attimo il piccolo si rattristò, allora io presi la mia decisione: mi sarei presa per sempre cura di lui. Decisi anche il suo nuovo nome: chiamai il piccolo robot Wallee. Da quel giorno non mi sarei più separata dal mio nuovo amico e promisi a me e al piccolo robot che non sarebbe mai più stato triste e solo…

alunna GIULIA C.
Ins. Casella Filomena

Vacanze del robottino a casa mia

 [ cimg0847 ]

Ecco la prima applicazione con l’ospite, ma soprattutto la prima prova con il blog. Questo è il filmato, se non si vede nulla, fatemi sapere.

Antonella

Cara Antonella, il video si vede benissimo. Grazie per aver condiviso con noi questa esperienza. Ricordo alle colleghe che non sono riuscite a vedere il filmatino, che occorre il quick time e che il download del quick time free/gratuito puo’ avvenire qui.

A presto, Linda

Corso di Aggiornamento

Corso per docenti

Robotica educativa: le basi

Istituto Comprensivo

Don Milani

di Latina

Obiettivi del corso

Il corso è un’introduzione all’uso della robotica educativa nelle scuole d’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado. L’obiettivo è quello di fornire ai docenti sia le conoscenze tecniche di base per poter costruire e programmare un robot sia le argomentazioni metodologiche per inserire al meglio l’uso della robotica come vero e proprio strumento didattico non fine a se stesso. Ai docenti verranno quindi forniti alcuni possibili percorsi da affrontare con gli studenti in maniera interdisciplinare e trasversale dal punto di vista dell’età. L’obbiettivo del corso è non solo aumentare le conoscenze tecniche degli insegnanti, ma anche quello di fornire dei veri e propri strumenti metodologici e comunicativi per consentire una auspicabile collaborazione fra docenti di tipologie di scuole diverse. Grazie al corso i docenti sapranno costruire e programmare il kit Lego Mindstorm NXT.

Organizzazione del corso di formazione

8 ore

27 novembre 2008 ore 16.00 – 20.00

28 novembre 2008 ore 16.00 – 20.00

Docente formatore:

Ing. Emanuele Micheli

Direttore del corso:

dott.ssa Annamaria Martino

[ il programma in word ] – [  il programma in pdf ]

Il corso è stato completamente finanziato dalla Amministrazione Provinciale di Latina nell’ambito della Intesa Provincia/USP per la valorizzazione delle attività formativo didattiche in provincia di Latina. La Dirigente dott.ssa Annamaria Martino e i docenti ringraziano il Presidente della Provincia dott. Armando Cusani per aver reso possibile una iniziativa che ci pone all’avanguardia in Italia per quanto attiene allo studio della tecnologia attraverso la robotica educativa. Il corso darà il via alla progettualità di questo anno scolastico nelle classi di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria del nostro Istituto i cui alunni potranno sperimentare un modo nuovo di accostarsi al sapere scientifico e tecnologico.

[ documentazione fotografica ] – [ comunicati stampa ]

Micromondi, Microscopi, Mondi attivi e Microrobot

Il progetto si propone di creare una comunità per l’apprendimento e lo sviluppo di competenze di tipo tecnologico – scientifico mediante l’attuazione di laboratori di robotica. L’iniziativa è rivolta ai tre ordini scolastici costituenti la nostra scuola: INFANZIA – PRIMARIA – SECONDARIA. Sarà possibile comunque allargare l’esperienza anche alle scuole secondarie di primo e secondo grado italiane e straniere che vorranno accogliere e condividere, in rete, le molteplici esperienze didattiche che si attiveranno e di cui ciascuna scuola si arricchirà dandovi il proprio contributo. Oggetto di studio e di ricerca sul campo sarà la robotica come sintesi di scienza e tecnologia, ma anche come idea/concetto riflesso nell’immaginario collettivo degli studenti.

La cronologia dei messaggi nella Mailing List micro-robotLT puo’ essere reperita qui