Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

LA PICCOLA ROBOT ROSY

Al compleanno di Sophia venne invitata molta gente per la splendida sorpresa che doveva ricevere. Al momento della torta lei era molto emozionata di aprire i regali specialmente quello dei genitori perchè era il pacco più grande. Prima scartò i regali più piccoli poi quelli più grandi. I genitori le avevano regalato una robot piccolina, che Sophia chiamò Rosy. La piccola robot era un genio perchè sapeva fare di tutto e inoltre era una vera amica, quella che Sophia non aveva mai avuto. Giocavano molto spesso a parrucchiere e Rosy era molto brava. Sophia considerava Rosy come una gemella, e non si separavano mai neanche per andare a scuola. Quando un brutto giorno Sophia dovette andare all’ospedale poiché aveva la febbre a quaranta. I dottori dicevano che la bambina non avrebbe superato la notte a causa della particolare malattia che l’aveva colpita, a meno che non le venisse effettuata una operazione difficilissima e costosissima, e venissero procurati componenti rari da trovare per il computer. Rosy, che possedeva proprio quei componenti introvabili, donò la sua vita per salvare quella di Sophia. L’operazione andò bene, infatti Sophia piano piano rincominciò a vivere serena e tranquilla, ma purtroppo senza la sua piccola robot Rosy. Sophia pianse molto per la perdita della sua carissima amica robot, ed i suoi genitori decisero di adottare una bambina, che venne chiamata Rosy. Finalmente Sophia riprese a sorridere e socializzò con la nuova arrivata. Anche se l’emozione di quell’incontro fu grande, non era paragonabile alle emozioni provate con la robot Rosy, e in cuor suo sapeva che non avrebbe mai più provato in vita sua emozioni simili.

1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

IL ROBOT E LA PRINCIPESSA

C’era una volta un principe robot bello, lucido, alto, robusto di nome Kaan. Egli viveva con suo padre, il re dei robot su Marte. Il giovane principe, mano a mano che passavano gli anni, si sentiva sempre più insoddisfatto e infelice. Nessuno riusciva a distrarlo: egli era perennemente triste. A poco a poco cominciò ad arrugginire e invano suo padre chiamò gli ingegneri più famosi di Marte. Nessun ingegnere e nessun rimedio erano efficaci a guarirlo. Il desiderio del giovane robot era quello di andare sulla Terra. Nelle notti in cui il pianeta si poteva ammirare, Kaan, senza per nulla riposare, aveva lo sguardo fisso alla Terra. Un giorno convinto dai suoi amici robot ad andare a bere un drink di olio di motore, in un luogo lontano dal palazzo reale, uscendo dal locale per prendere una boccata d’aria, smarrì la strada. Dopo aver attraversato in largo e in lungo la città pensò di pernottare, si sdraiò per terra e si addormentò. Fece uno strano magico sogno. Gli pareva di trovarsi in un immenso prato e tutto intorno, immersa in una luce d’argento, davanti a lui stava una fanciulla bellissima con lunghi riccioli di capelli biondi. Egli le offrì un mazzo di rose rosse e lei gli disse che era la figlia del re di un paese piccolissimo della Terra. In quel momento il sogno si spezzò e il robot si svegliò. La Terra era alta nel cielo, il principe la guardò e pensò che sarebbe stato bellissimo ritrovare la meravigliosa fanciulla. Ad un tratto gli parve di udire delle voci arrivare da lontano. Incuriosito si incamminò verso quelle voci fino a che non si trovò davanti ad una porta. Aprì quella porta e entrò in una stanza dove stavano due individui strani. Kaan raccontò loro che si era smarrito ed essi gli rivelarono di essere abitanti della Terra e che avevano soggiornato a lungo su Marte ma che ora sarebbero tornati sul loro pianeta, se avesse voluto lo avrebbero condotto con loro. Il principe acconsentì con gioia, i due terrestri lo fecero salire sulla loro navicella spaziale e dopo un fantastico volo attraverso lo spazio, si posarono su uno dei monti della Terra. I due salutarono Kaan e gli indicarono la strada che da lì conduceva alla capitale. Il paesaggio intorno era fantastico, prati verdi, cieli azzurri, monti elevati e cammina cammina il principe giunse alla capitale. In mezzo ad un enorme giardino c’era la reggia di candido marmo. Il re vecchissimo, dalla lunga barba bianca, lo accolse con un sorriso e al suo fianco stava la bellissima principessa del sogno. Come nel sogno egli le offrì un mazzo di rose rosse che aveva raccolto strada facendo ed ella li accettò sorridendo. Per poter essere con orgoglio al suo fianco, il robot bevve una pozione magica che esaudiva un unico desiderio e che gli era stata donata dai due terrestri che lo avevano aiutato. Il suo desiderio era quello di diventare un uomo. Questo desiderio fu esaudito. Qualche tempo dopo i due giovani si fidanzarono e le nozze si celebrarono nella reggia con grande ricchezza e in mezzo all’allegria generale. Poi il principe condusse la sua bellissima sposa su Marte, dove il padre, che ormai lo aveva pianto come perduto, fu felice di rivederlo. Tutti i sudditi accorsero alla reggia ad acclamare il giovane e la sua sposa.

Chiara Bergo 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

Un robot come amico

In una casa in campagna viveva una bambina di nome Michela molto disordinata: nella sua cameretta c’era sempre qualcosa sparsa in giro come vestiti sul letto, per terra, sul comodino e libri lasciati ovunque, perciò molte volte dimenticava di fare i compiti. Anche tutte le sue mollettone per i capelli e i trucchi erano in disordine. Il giorno del suo compleanno un amico le regalò un kit per costruire un robot. La bambina pensava che fosse il peggior regalo che avesse mai ricevuto, ma un giorno decise di costruirlo. Ci impiegò un po’ di tempo per capirne la sequenza di montaggio, ma alla fine cominciò a divertirsi assemblando bulloni con ruote e altri pezzi. Rimase chiusa nel disordine della sua cameretta per una settimana intera, finchè non finì il robot, senza uscire per mangiare o giocare con gli amici. Appena il robot fu pronto lei con molto timore e gentilezza gli disse: “Ciao, io sono Michela, la tua nuova amica.” Il robot rispose: “ Io sono Ferrix e sono felice di essere tuo amico.” Poi iniziò a frugare tra le cose della bambina. Ad un tratto entrò la mamma di Michela che vedendo il disordine disse: “Non è possibile che la tua camera sia sempre in disordine. E poi cos’è quel pezzo di ferro lì per terra? Non sarà quel robot che ti hanno regalato!” Poi riprese: “Fallo sparire subito!” Michela rassicurò il robot: “Non ti preoccupare le faremo cambiare idea!” Ferrix rispose: “Per farle cambiare idea potrei mettere a posto la tua camera ed aiutarti nello svolgimento dei compiti. Che ne dici?!” “Per me va bene!” esultò la bambina “ ma ti voglio aiutare!” I due si misero a lavoro e tra maglie, trucchi, mollettone, libri ed altro, trascorsero tutto il pomeriggio a mettere a posto la camera. La mattina dopo, quando la mamma vide la camera restò impressionata dall’ordine che regnava ed ebbe solo una cosa da dire:” E’ meraviglioso!” Poi continuò: “Ma non per questo terrai quel robot!” Chiuse la porta sbattendola ed andò a lavoro. Michela andò a scuola con tutti i compiti svolti alla perfezione. Quando tornò a casa mostrò alla mamma gli ottimi voti che aveva ottenuto ed allora la mamma convinta esclamò:”Non puoi avere un Robot per amico, neanche se diventassi una bambina perfetta. Questi “cosi” hanno bisogno di cure speciali, e poi potrebbero fare danni! Assolutamente no!!” Così la mamma chiuse il robot nella cantina. Michela incominciò a prendere bruttissimi voti a scuola, a non parlare più con nessuno, a non uscire più con le amiche e rimanere in camera sua a disegnare Ferrix. La mamma le ripeteva: “Guarda che così non ottieni niente!” Ma alla bambina il suo robot le mancava tanto, così un giorno decise di chiudersi in cantina con Ferrix. Appena lo vide gli disse: “Non ti lascerei mai morire da solo qui dentro, stai tranquillo,” poi ridendo continuò: “ho portato anche la cena!” Ferrix ringraziò e disse:” Non so come avrei fatto senza di te, sei una vera amica!” Rientrando a casa, la mamma non vide Michela ed intuendo che ella potesse essere col suo robot amico, corse veloce in cantina. Appena aprì la porta, Michela si nascose, ma la mamma urlò:”Lo so che sei qui, vieni fuori che ho una bella notizia da darti.” Michela chiese:”Quale notizia?” “Teniamo Ferrix” rispose la mamma ormai rassegnata. Michela le saltò tra le braccia gridando:”Grazie!!” Così la mamma capì che l’amicizia è molto più importante del fatto che una persona sia fatta di ferro oppure no e Ferrix visse per sempre con la sua piccola amica.

1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

ROBOT GIUBOTTINO 2°

Una volta l’uomo aveva bisogno di aiuto nel lavoro e nella casa, necessità che qualcuno lo aiutasse, ormai le altre persone non erano disponibili e girava la voce che, siccome c’era troppo inquinamento e la natura non riusciva a resistere, il mondo sarebbe finito nel giro di due anni, l’umanità stava per scomparire. A migliorare il mondo ci stava pensando lo scienziato Giubottino costruendo degli esseri in grado di resistere a tutto e obbedire ai comandi. Vennero chiamati Robot Giubottino 2° e distribuiti in ogni casa del mondo. Naturalmente arrivò anche in casa Pennetta dove era appena nata Carlotta. Carlotta venne cresciuta con l’aiuto dei genitori, ma soprattutto con l’aiuto di Robot. La prima parola che disse fu proprio “Bobot Ubottino” (Robot Giubottino). Ormai Carlotta è crescita ed ha 8 anni, ancora ricorda quando aveva bisogno dell’aiuto di Bobot per fare i compiti. Ormai lo chiama Bobot, si è molto affezionata a lui ed ogni sera si addormenta ascoltando la storia della sua invenzione. Ora il mondo è migliorato tantissimo: aiuto in casa, nel lavoro, meno inquinamento, i robot non servono più, ma sono diventati i migliori amici dell’uomo ed è solo grazie a loro se siamo ancora vivi. Da anni, però, è proibito far vedere la TV a tutti i Robot Giubottini 2°, nessuno ha mai capito perché, tutti tranne lo scienziato Giubottino, naturalmente. All’inizio tutti si ponevano la domanda, ma ora sembra che a nessuno importi. L’altro giorno siamo andate io e Carlotta a chiederlo allo scienziato, ormai morente. Gli abbiamo posto la domanda che ormai più nessuno si poneva: “Perché non si può far vedere la televisione a tutti i Giubottini 2°?”. Un momento di silenzio calò nella stanza, poi rispose: “Ragazze, se volete potete sperimentarlo voi stesse nel mio laboratorio, ma state attente, dopo un paio d’ore accadrà qualcosa di brutto, stategli alla larga per sempre. Le chiavi sono qui in questo comodino nell’ultimo cassetto, insieme alle chiavi troverete un biglietto, scritto per essere letto nel momento in cui qualcuno si interessasse alla questione come voi”. Detto questo morì. Noi ci affrettammo a trovare nell’ultimo cassetto ciò che desideravamo. Lo trovammo. Non era proprio un mazzo di chiavi, c’era solo una chiave attaccata ad un portachiavi che rappresentava proprio il Robot. Presi la lettera e la lessi ad alta voce, diceva: “A coloro che si interessano di scoprire i lati brutti di Robot Giubottino 2°. Prendete queste chiavi, aprite il laboratorio (ultima stanza in fondo al corridoio), lì troverete i robot ed un TV, sperimentate voi stessi cosa accade, ma state attenti dopo due ore, stategli lontano e quando riuscirete ad acchiapparlo con un retino, quello si spegnerà. Scienziato Giubottino” A quel punto chiesi a Carlotta: “Sei pronta?”, lei mi rispose con aria coraggiosa: “Si, sono pronta a sapere ciò che può succedere”. Corremmo infondo al corridoio e ci trovammo di fronte un’antica porta color marrone-scuro. Infilai la chiave e lentamente la girai, quando finalmente la porta si aprì. Il laboratorio era molto spazioso con tre librerie disposte ai tre angoli della stanza, carichi di libri, un angolo era occupato da una scatola contenente tredici Robot Giubottini 2°. Al cento della stanza c’era un lungo tavolo con sopra una mascherina, una pinzetta, un computer, un telescopio, un provetta. Di fronte al tavolo c’era la televisione con il telecomando. Presi un robot, mentre Carlotta accendeva la TV e lo mettemmo davanti, uscimmo e chiudemmo a chiave. Eravamo sedute nel salone, siamo state un’ora e mezza senza fiatare, fin quando un rumore ruppe il silenzio. Il rumore di qualcosa che cadeva. Ansiosamente aprii la porta, era caduta la TV, Bobot si muoveva agitato per tutta la stanza, si rovesciò anche una libreria e dietro trovammo il retino per catturarlo, ma stava dall’altra parte della stanza. Coraggiosamente feci una corsa ma Bobot mi spinse, caddi e mi feci male al polso, mentre Carlotta aveva già afferrato il retino. Con tutta la voce che avevo strillai: “Carlotta dallo a me il retino!”. Carlotta obbedì, ma quando meno se lo aspettava inciampò sul tavolo, non riusciva più ad alzarsi e piangeva dal dolore. Quando finalmente riuscì ad acchiapparlo, corsi da Carlotta me la misi sulle spalle e corsi fuori, la misi in macchina e corsi a casa. Raccontai tutto a mamma che ci portò all’ospedale. A me fasciarono un polso, a Carlotta ingessarono una gamba. Ora siamo tutte e due nel letto a vedere la TV, naturalmente senza Bobot, abbiamo deciso di spegnerlo per sempre. Carlotta continua a ripetermi:”Angela, come avrei fatto senza di te? Io ti adoro”. Naturalmente anche io l’ adoro, è una sorella fantastica.

Guastaferro Sara 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

UN ROBOT BRAVO MA PAUROSO

C’era una volta un robot che si chiamava Vampiretto perché aveva i denti come un vampiro ed aveva un mantello rosso. Era in vendita nel negozio di giocattoli da un anno e nessuno l’aveva mai comprato perché faceva paura. Un giorno un bambino di nome Nelson lo vide e decise di acquistarlo. Lui era contento, perché Vampiretto sapeva fare tutto: lo aiutava a fare i compiti, se doveva fare un’ operazione doveva solo dirla e Vampiretto gli dava il risultato, quando voleva giocare a pallone giocava con lui. Quando Nelson portò Vampiretto a scuola i suoi amici ebbero paura e gli dissero: “Questo robot ti ucciderà perché è stato inventato per questo motivo”, Nelson non li ascoltò e se ne andò. La notte sognò che lui stava dormendo e Vampiretto lo svegliava dicendogli: “Vieni nel bosco con me!” Nelson andò. Quando arrivavano, Vampiretto lo uccise. Nelson si svegliò e capì che era solo un sogno, ma per due settimane sognò sempre la stessa cosa. Così decise di buttarlo ma Vampiretto, che sapeva anche parlare, disse: “Tu prima ti divertivi a stare con me, ma da quando i tuoi amici ti hanno detto che io ti avrei ucciso hai iniziato a fare un brutto sogno. Non è vero che io sono cattivo, loro pensano che io lo sia, solo per il mio orribile aspetto”. Nelson decise di tenerlo e quando andò a scuola disse ai suoi amici: “Se voi avete paura di Vampiretto io non vi sarò più amico”. Loro non vollero saperne e quando andava a scuola, durante la ricreazione Vampiretto e Nelson stavano sempre insieme ma in disparte dal resto del gruppo. Gli amici di Nelson capirono che Vampiretto era bravo e che non avrebbe mai ucciso nessuno. Allora andarono da Nelson e gli chiesero scusa, lui accettò. Così fecero pace e diventarono amici anche di Vampiretto.

Silvia Formicola 1°C

Storie Robotiche [sec. primo grado 1^ C]

William il Robot

William, era questo il suo nome del robot distrutto dal suo padrone, perchè quando camminava faceva uno strano ticchettio che dava fastidio al suo inventore e un giorno lo gettò giù da un precipizio. William riuscì a lanciare un SOS in quell’istante squillò il mio cellulare. Allora mi calai con calma con una corda giù dal precipizio, vidi lui sotto una roccia, cercai di spostare il macigno ma il robot era spento, tutto graffiato e rovinato così presi il mio cellulare, tolsi le batterie per metterle a lui e subito i suoi occhi, che in realtà erano lampadine, fecero un luce abbagliante, in quell’ istante si alzò ma lo fece solo su un piede perchè l’altra gamba si era rotta mentre cadeva giù dal precipizio. Non so come ma me lo misi sulle spalle e mi trascinai fino al laboratorio di mio padre con 30 kg sulla schiena, alla Rigon Corporation. La notte alle 3.30 andai al laboratorio e vidi il robot camminare appena mi vide disse: “Grazie di cuore se tu non fossi venuto i miei circuiti si sarebbero spenti, e io ora non ci sarei più”. E io gli risposi: “Tu puoi volare? sai è il mio sogno!” e lui “ si’, e quella notte mi portò in giro per il paese ma questa volta era lui a portare me sulle spalle. Due giorni dopo tornando da scuola fui vittima di un tentato rapimento da parte di una banda di mafiosi, mi tramortirono e mi portarono via in un posto buio e freddo trascorsero i giorni e quando decisero di uccidermi, arrivò William, il proiettile della loro pistola colpì in pieno il mio migliore amico nell’unità centrale e lui si spense. I mafiosi scapparono, io lo raccolsi con le lacrime agli occhi, andai al laboratorio di mio padre per provare a farlo rivivere e questo sarebbe stato un modo per ringraziarlo di aver realizzato il mio sogno !!!!!!! ma mio padre mi disse: “Non ho potuto farci niente”. Io piansi tutta la notte ma poi dissi fra me: “William non vorrebbe che io piangessi” così mi feci forza smisi di piangere… lui aveva salvato la mia vita e aveva realizzato il mio sogno di volare. William pur essendo un robot per me è stato più di un migliore amico.

RIGON GIANMARCO 1° C

Storie Robotiche [primaria 5^ B]

L’allunaggio

Il giorno 23 maggio 2045 è partito. Per lo spazio il robot Kaiser. Appena atterrato, Kaiser prelevò. Dal suolo un frammento di kriptonite blu. Il robot grazie, alla sua intelligenza artificiale, analizzò il minerale sconosciuto. Durante il processo qualcosa andò storto. Kaiser si strani’, divento’ indomabile e cattivo. Una volta tornato sulla Terra la distrusse.

Andrea 5^ B

In robot

Un bambino di nome Gianluca mentre passeggiava nel parco incontrò un robot di nome H57. All’inizio a Gianluca non gli sembrava vero di aver incontrato un robot, sembrava un’allucinazione, si stropicciò gli occhi però il robot era vero. Gianluca chiese: il robot rispose: Questo bambino chiese al robot: il robot rispose: non ho una casa sulla terra>. Il bambino decise di portare il robot a casa sua, dato che questo robot non ha una casa. Quando tornò a casa Gianluca non disse niente a sua madre, e il robot lo fece dormire al suo letto, e Gianluca si sacrifichererà per un suo amico e dormirà per terra. La mattina dopo Gianluca svegliò il robot e gli portò anche la colazione. Solo che dopo aver fatto colazione Gianluca doveva andare a scuola, così decise di tenere nascosto H57 chiuso nell’armadio, in modo che la mamma del bambino non scoprisse il robot. Quando Gianluca tornò da scuola mangiò e poi portò da mangiare anche a H57solo che quando aprì l’armadio Il bambino non trovò più il suo miglior amico robot H57, dispiaciuto Gianluca andò a cercare il robot al parco però non trovò un anima viva. Cercò H57per tutta la città però non lo trovò, così rimase dispiaciuto per tutta la vita.

Davide 5^ B

Un robot solo

C’era una volta un robot che stava solo in casa a fare le faccende domestiche. Non aveva amici, non aveva genitori. Lui voleva amici e dei genitori. Quando era bambino i genitori non avevano abbastanza soldi per sfamarlo e lo avevano abbandonato. Lui era sempre triste fino a quando una bambina lo incontrò e fecero amicizia. Quando si incontrarono lui ne fu contento perché aveva messo un cartello con scritto CERCASI AMICI ma la gente pensava che era uno scherzo e altre persone avevano paura, ma questa bambina fu coraggiosa e andò a vedere di che cosa si trattava. Lei aveva un po’ di PAURA ma … coraggiosamente andò. Appena lo vide si mise a URLARE ma lui le disse di calmarsi perché non le faceva niente allora lei si calmò. Lui le offrì un tè e incominciarono a far amicizia. Si raccontarono la loro infanzia. Quando lei diventò una ragazza decisero di FIDANZARSI poi decisero che il robot si operasse e diventasse un uomo. Dopo l’intervento si sposarono fecero tre figli e vissero felici e contenti!!!!!

Iaia 5^ B

Il robot

Un giorno, nell’anno 4028, durante un esperimento, venne creato Robot 001 mal funzionante. Per ripararlo ci volevano 200 rotelle nuove e un mini computer super moderno, purtroppo il signor Martyn, avendo cercato dappertutto non li trovava. Allora gli venne un’idea: andò in altre città lasciando il robot nel suo laboratorio. Dopo un’ora il piccolo robottino, nonostante non aveva un cervello riusciva a camminare, e dato che era appena nato non voleva stare da solo, ma come riuscire a trovare il suo “papà” che era già partito?? Allora al robot venne un’idea : seguire il suo creatore per le città di tutto il mondo. Il robot partì subito, e con la velocità di un fulmine arrivò a New York , chiese informazioni ma gli dissero che il signor Martyn (suo padre) era partito per la Cina. R001 ripartì di corsa, e arrivato in Cina cominciò a chiedere informazioni, ma non sapeva parlare il cinese!! Entrò in una scuola per impararlo bene, l’unico problema era che ci mise un anno intero e intanto il signor Martyn era tornato al laboratorio e spaventato cominciò a cercare R001. I due, cercandosi, non si ritrovarono per oltre 2 anni. Dopo altri anni arrivarono entrambi in Africa dove si ritrovarono, il signor Martyn gli montò tutti i pezzi, e tornarono insieme al laboratorio.

Claudia Lombardi 5^ B

Un robot per le pulizie

26 marzo 3089

Gentile cliente,

La ringraziamo per aver comprato il nostro robot, le garantiamo la massima pulizia. In caso di problemi chiami questo numero: 68740389236. Ci può telefonare tutti i giorni (tanto noi non ci siamo mai) dalle ore che vuele lei alle ore che le servono e le manderemo i nostri migliori impiegati Massimo Scansafatiche e Francesco Nonsocapace, Grazie per averci ascoltato. Buona furtuna!!!! Perché ve ne servirà molta!!!!!!

Leonardo 5^ B

Disco robot

Molto tempo fa, negli’ anni 50 c’era un robot chiamato Lenny. Lenny amava ballare e cantare e, ogni sera, se lo volevi salutare o portargli qualcosa non potevi perché non lo trovavi a casa. Ogni volta che gli suonavano al campanello la gente restava più di 3 ore davanti la porta con la speranza che qualcuno gli aprisse

Lucrezia 5^ B

Un robot difettoso

Siamo nel 7078 e lo scienziato Adam West sta costruendo un robot che, secondo lui, sarebbe diventato la macchina più potente del mondo. Ma durante la programmazione qualcosa andò storto: scambia tartaruga per bazoka, gelato per ragno affamato, insomma un vero e proprio ignorante!!! Questo robot non poteva rimanere a ROBT CITY, avrebbe provocato la ottantunesima guerra mondiale, così, Adam, lo abbandonò per strada Il povero robot si sentiva solo e disprezzato da tutti, ma ad un tratto vide altri robot malridotti, e anch’essi abbandonati perché difettosi come lui. Il robot era già pronto ad essere cacciato, ma gli altri lo accolsero amichevolmente facendolo entrare nel club ROBOT IN COMPANY.

Massimo 5^ B

UN ROBOT INASPETTATO

C’era una volta un robot che si trovava in una scatola in una cantina e non aveva nessuno. Dopo due anni una bambina di nome, Lara, una bambina dagli occhi azzurri e dai capelli rossi,scese in quella cantina per prendere la sua vecchia bicicletta per farle gonfiare le ruote. Dovete sapere che in quella cantina non scendeva mai nessuno. Lara arrivata in cantina sentì un suono strano ed ebbe paura. Poi si avvicinò alla scatola da cui veniva il suono e vide una cosa strana: era il Robot! Appena lo vide lei cadde per terra per lo spavento, ma poi raccolse tutto il coraggio che aveva e andò a vedere meglio. Poi si accorse che era il robot e allora rimase senza fiato perché non ne aveva mai visto uno vero. Dopo qualche minuto che lei stava a bocca aperta a guardarlo il Robot si alzò e rimasero a guardarsi a bocca aperta. Dopo presero fiato e cominciarono a parlarsi … Mentre si parlavano decisero di andare a fare una passeggiata, ma il robot disse: e Lara gli chiese il perché, lui rispose che lo avrebbero riconosciuto. La bambina allora disse che non era un problema sé lo riconoscevano e allora uscirono. Quando furono fuori non lo riconobbe nessuno.

Neve 5^ B

Il robot

La domenica dopo Natale Simone un ragazzo di dieci anni passeggiava nel bosco con la sua bicicletta nel bosco di Fogliano, vide una famigliola, con due figli che giocavano con un robot. Simone pensò di crearlo uno lui però con i pezzi che trovava. Quando iniziò a trovare dei pezzi non gli sembrava vero di costruire un robot, e disse che era troppo difficile farlo ma lui ci provo con tutto il cuore. Dopo tanti mesi e tante ricerche dei pezzi era arrivato gli mancava solo il meccanismo una cosa difficilissima da trovare. Quando era partito in America andò in un negozio e trovo proprio il meccanismo che gli serviva. Dopo tornati a latina completo il robot dandogli vita lo chiamò Nineteen. Dopo quel robot fece conoscenza con tutta la famiglia di Simone. Visto che Simone era un’ appassionato di calcio Simone, ebbe una bellissima idea, gli imparo a giocare a calcio. Dopo poco si iscrisse alla scuola calcio di robot”la calcio robot”nel 2999 lo chiamarono nella squadra di campionato “Juventus” lui non voleva lasciare Simone, ma doveva se voleva diventare un giocatore di talento. Simone doveva andare a scuola. Allora partì da solo.diventò il capitano ella ”Juventus” allora dopo aver superato le squadre del campionato iniziò la Champions League. Nineteen giocò con tutto il cuore voleva assolutamente vincere per Simone allora superate di nuovo tutte le squadre Inglesi. Americane, Scozzesi e Francesi. Iniziò subito con grande anzia dopo trenta minuti arrivò il goal dell’amico di Nineteen.si arrivò alla fine della seconodo tempo con il risultato di 2-2 dopo i supplementari si va tutti ai rigori. Parte J della “Juventus” e segna arrivano all’ultimo con un rigore sbagliato dall’Inter e quattro segnati dalla “Juventus” allora Nineteen partì per l’ultimo rigore e segnò con successo e segnò. Dopo tanti anni torno a Latina quando aveva finito la carriera di calciatore tornò a casa sua e trovo Simone con i suoi figli. Simone lo abbraccio forte e gli presentò i figli e cosi Nineteen tornò dalla sua famiglia. THE END

Simone 5^ B

Un robot come noi

Un robot come noi;
Un robot vivente;
Un robot che è come noi;
che non sa di essere un robot.
Questa storia è reale, questa è la mia storia. E’ il 19 Maggio 2967 a 100 anni luce dalla galassia: Rotnut, la galassia dei Robot Viventi. Ero stato creato da degli ScienziatiRobot che volevano dominare l’intero universo. Nella mia programmazione ci fu un errore e invece di essere la macchina distruttiva che i miei creatori volevano, diventai una macchina gentile che non avrebbe fatto male neanche a un grimut (una mosca spaziale).

dalla 5^ B

RIF. ins. Emanuela

Storie Robotiche [primaria 5^ A]

Il robot che salva il pianeta

Un giorno un robot di nome Salvatore, stava in un bosco con il suo creatore. Erano usciti a fare una passeggiata, Salvatore sentì un piccolo rumore strano ma fece finta di niente perché pensava che fossero automobili. Poi lo risentì e guardò nel cielo ma non vide nulla, avvisò il suo creatore dicendogli:
-Capo ho sentito un piccolo rumore strano!-Il creatore gli rispose:
-Ma io non ho sentito niente, sarà che ti manca l’olio,andiamo a cambiarlo-. Andarono a cambiare l’olio. Risentì il rumore e guardò in cielo,vide una piccola palla di fuoco che si stava avvicinando alla terra,allora avvisò il suo creatore dicendogli:
-Guarda ora capo, avevo ragione,guarda in cielo!!- Il creatore allora alzò gli occhi e vide questa piccola palla di fuoco che si avvicinava. Nessuno se ne accorse allora il creatore avvisò la polizia, i pompieri,i militari. Mancavano 30 minuti allo schianto. Tutte le persone si accorsero di questa palla di fuoco e cominciarono a urlare per la paura. Arrivarono le forze dell’ordine, I pompieri cominciarono ad usare l’idrante ma la palla di fuoco non si spegneva. Il robot pensò di soffiare con tute le sue forse per spostare la palla di fuoco,ci provò soffiando fortissimo così la palla di fuoco cambiò direzione. Tutti applaudirono il robot e lo abbracciarono. Da quel giorno Salvatore e il suo capo vennero considerati eroi e la gente gli dimostrava continuamente gratitudine per il loro contributo nel migliorare il pianeta.
Salvatore e il capo da quel giorno la gente li considerò come i salvatori del pianeta, e il capo lo ringraziò il robot.

Pietro della 5^ A primaria
ins. Emanuela

Robot origami 5^ A-B primaria

QUALCHE FILASTROCCA [primaria 3^ A]

Cara Linda,
ti invio alcune delle storie e delle filastrocche che hanno scritto i miei alunni.
Ciao, Delia Galardo

Una famiglia di robot

C’era una volta un robottino
piccin, piccin, piccino.
Aveva: il paparino
che leggeva un libricino
mangiando un biscottino
piccolino, piccolino,
aveva un fratellino
che giocava col trenino
con in testa un cappellino
bellin, bellino.

di: Ursini, Paone, Mucci, Fuoco, De Bonis
Ins Galardo

Il violinista

C’era una volta un robottino
che suonava il violino
andando sul carrettino
come un poverino.
Di notte faceva luce con l’accendino
per cucire un tappetino,
gli cadde pure un dentino
mangiando un biscottino.

di: Caracci, Faccendo, Casertano, Morelli.
Ins Galardo

Nascondino

Un bambino aveva un cagnolino
e mentre giocava con un robottino
arrivò un gattino birichino.
Il bambino, il robottino,
il cagnolino e il gattino
giocarono a nascondino.

di: Bissaco, Castaldi, Caldararu.
Ins Galardo

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

IL CIRCO DEL ROBOT

C’era una volta un robot di nome Chip che viveva in un paese lontano. Un giorno gli venne un’idea e la propose alla sua mamma:- Posso organizzare un circo? La mamma gli rispose:- Va bene, puoi trasformare la nostra casa in un circo. E’ un’ottima idea! Chip andò al negozio, prese tutti gli attrezzi e allestì la sua casa per farla diventare un circo, poi fabbricò i cartelli che indicavano dov’era il circo per chi voleva andarci. La mamma presentò lo spettacolo e Chip fece il mago. Per fare una magia disse:- Per il mio prossimo numero mi serve un volontario. Fra il pubblico un bambino si offrì volontario. Chip disse:- Vieni pure bambino. Il mio prossimo numero sarà quello della scatola magica! Il bambino entrò nella scatola, Chip prima disse una parola magica, poi aprì la scatola e…… il bambino era scomparso! Gli spettatori si meravigliarono, Chip disse di nuovo la parola magica e il bambino ricomparve dietro la scatola. Tutto il pubblico applaudì e Chip fu felice perché aveva fatto lo spettacolo più bello del mondo dei robot.

di: M. Pistillucci, M. Manchisi, D. Zegut
Ins Galardo

Co-costruire robot [primaria Latina]

Bambine e bambini della classe 3A primaria co-costruiscono robot.

Ecco le foto ricordo.

Buona visione, Linda

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

IL ROBOT EMILIO

C’era una volta un robot di nome Emilio che era stato creato da uno scienziato malvagio. Lo scienziato mentre lo creava e installava i dati non si accorse che invece d’inserire il file della cattiveria aveva inserito il raggio ultra-bontà. Il terzo giorno, dopo la costruzione del robot, lo scienziato gli ordinò di distruggere molte città per terrorizzare le persone e diventare lui il padrone del pianeta Terra, ma Emilio che non conosceva la cattiveria si rifiutò. Dopo un mese lo scienziato costruì un altro robot di nome Ser Chiller al quale mise il file della distruzione totale. Dopo qualche giorno gli ordinò di andare a distruggere Emilio. I due robot si incontrarono per uno scontro all’ultimo bullone. Iniziarono a lottare, ma Emilio con il suo raggio ultra-bontà sconfisse Ser Chiller e salvò il mondo.

di: S. Bissaco, D. Scarselletti, V. Paone
Ins. Galardo

Storie Robotiche [primaria 3^ A]

UN ROBOT PER AMICO

C’era una volta un bambino di nome Luis che aveva costruito un robot con i lego e lo aveva chiamato Max. Lui era diventato il miglior compagno di giochi di Luis, ma era un piccolo robot pasticcione perché con le sue mani-pinze rompeva tutti i suoi giocattoli. Un giorno Luis perse la pazienza e gli disse:- Vattene via, non ti voglio più vedere! Max , triste, triste se ne andò, ma non sapendo dove andare cercò di ambientarsi nel mondo costruendosi una casetta usando alcune buste dell’immondizia. Max non mangiava avanzi, preferiva nutrirsi con il ferro dei secchi della spazzatura. Passati alcuni giorni Luis che si era pentito andò a cercarlo per tutta la città. Cercandolo si fermò incuriosito davanti ad un secchio tutto mangiucchiato, quando sentì la voce di Max che diceva:- Luis vattene! Il bambino felice di averlo ritrovato provò a convincerlo a tornare con lui, ma mentre discutevano arrivò il camion della spazzatura che prese il secchione con Max dentro e lo portò via. Luis salì sulla la sua bicicletta e inseguì il camion fino alla discarica. Arrivati lì il bambino aiutò Max ad uscire dall’immondizia e gli promise che non lo avrebbe lasciato mai più e che sarebbero stati amici per sempre.

di: F. Castaldi, A. Checcacci, E. Francescani
Ins. Garlado

Storie Robotiche [sec. primo grado 3^ A]

UN UOMO SOLITARIO…E LA SUA GRANDE INVENZIONE
di Costigliola Francesca 3°A secondaria – Don Milani

In una piccola casetta sperduta nella radura viveva un uomo insolito e bizzarro. Costui, amava stare da solo, a costruirsi nuovi ideali ed a fantasticare. La gente lo scrutava con occhi malvagi e diffidenti perchè a prima vista sembrava un individuo cupo e privo di sentimenti. Quando egli scendeva in paese per comprare un po’ di viveri, si sentiva osservato e poco apprezzato. Ma, a quanto pareva, tutto questo gli era del tutto indifferente perchè amava la sua vita e l’apprezzava nella sua semplicità. Una mattina di primavera, egli restò seduto sul suo letto a guardare il tramonto e a pensare che forse non era così felice come credeva. Sentiva che gli mancava qualcosa di grande: forse un’ amicizia e una vita sociale. Ma aveva paura di confrontarsi con quel mondo che non gli era favorevole e che in precedenza gli aveva dato solo dispiaceri. Si sentiva, inoltre, in torto con gli abitanti del suo paesello che avevano cercato, inutilmente, di instaurare un rapporto con lui: ma lui aveva risposto a tutti con netto disprezzo. Così decise di mettersi al lavoro per rimediare questo danno. In tarda mattinata si sedette alla scrivania e cercò, grazie al suo grande intelletto, di realizzare qualcosa che potesse rappresentare la sua visione della vita per porla mostrare giù in paese in modo che tutti lo potessero capire maggiormente. Passarono molti mesi prima della completa relizzazione del progetto, lunghe nottate senza dormire e tanta pratica, fino a quando egli scese giù in paese convinto e soddisfatto di ciò che aveva realizzato. Gli abitanti rimasero sorpresi perchè per la prima volta videro quell’individuo con un grande sorriso stampato sulle labbra. Pertanto si fermarono in modo che lui potesse spiegare il motivo di tanta gioia. Così, egli presentò ciò che con cura era riuscito a costruire. Tirò fuori da una grossa valigia un robot davvero fantastico: era alto venti centimetri, molto colorato e arricchito con disegni romantici. Rappresentava l’amore ed era capace di numerose funzioni. A seguire questo primo automa ce n’era un altro che rappresentava la pazzia ed infine numerosi altri che rappresentavano tutti i sentimenti che esistono al mondo. Una volta fatti uscire tutti dalla valigia, cominciarono a giocare a nascondino. La pazzia incominciò a cercare e trovò per prima la pigrizia che si era nascosta dietro il primo cespuglio, poi la dolcezza che si era nascosta dietro una montagna di giocattoli. E infine tutti gli altri robot-sentimenti tra cui l’amore che la pazzia troverà per ultimo. Con questa, ingegnosa presentazione, gli abitanti poterono capire la concezione di vita di questo uomo solitario, ovvero che la cosa più bella della vita è l’amore e che la pazzia l’accompagna sempre. Da quel giorno i cittadini presero questa esperienza come una lezione di vita ed impararono a non giudicare le persone dell’apparenza e non escluderle mai.

DESCRIZIONE

Il mio robot si chiama “Amore”. E’ capace di svolgere numerose funzioni come quella di giocare a nascondino assieme ai suoi compagni robot. Ma sopratutto ha la capacità di scrutare nell’animo
della gente e mostrare la concezione di vita di ogni persona attraverso delle rappresentazioni teatrali.

Storie robotiche [sec. primo grado 1^ A]

IO E BAZ 3.0
di Cavicchini Alessandro 1°A secondaria Don Milani

A casa mia si era rotto il pavimento e vennero ad aggiustarlo. Intravidi una botola, ma da lì e in quel momento non si poteva passare. Quindi pensai che la notte sarebe stato il momento adatto per indagare. Arrivò la notte e andai nella stanza. Aprii la botola e scesi le scale. Là trovai BAZ 3.0, un robot multimediale in grado di leggere CD e DVD e di saper cantare, scherzare ed interagire. Ogni notte andavo da lui e mi facevo raccontare i film e qualche volta faceva pause pubblicitarie simpatiche e divertenti. Una notte lo feci vedere a mio fratello e la mattina dopo stava ancora ridendo. BAZ 3.0 era forte e simpatico e quando ero triste mi tirava su di morale con qualche barzelletta. Un giorno,tornato da un torneo di basket, non lo trovai. Lo cercai per tutta casa, in sala, in bagno, in camera dei miei, in garage. Alla fine andai in camera mia a riposare e lo vidi lì, a dormire sul mio letto. Già che c’ero lo presentai ai miei genitori. Tirai su uno show comico aperto a tutti, con lui ed altri comici(erano miei amici) e incassai molti soldi. Gli spettacoli continuavano e io incassavo sempre di più. BAZ col tempo mi era sempre più amico e aveva imparato a memorizzare più di mille impegni. Durante uno show un uomo mi chiese:”Quanto vuoi per BAZ“ e io:”Non è in vendita“. A mia insaputa riuscì a prenderlo di nascosto e lo portò via. Io ero così triste in quei giorni. Un giorno andai al centro commerciale “Latina Fiori” e vidi l’ uomo che con quelle mani gelide aveva portato via il mio amico. Andai da lui e gli dissi:”Dov’è BAZ !?“e lui :”A Milano, in uno show comico“. Tornando a casa pensavo a lui:”Ma certo!!!“presi i soldi incassati negli show e partii. Arrivato a Milano chiesi a tutti dove, e se, avevano visto BAZ e mi risposero:”Si, lavora in TV a Colorado Revolution con la Brescia e Braida“. Andai là e mi dissero che non potevo riprendermi BAZ 3.0, ma io insistetti al punto che li convinsi a prestarmelo ogni estate. Da allora, ogni estate la trascorro con BAZ, ma quando arriva l’autunno e il momento della sua partenza torno ad essere triste.

IL MIO AMICO ROBOT [sec. primo grado 1^A]

IL MIO AMICO ROBOT
di Erika Donatucci – 1^ A secondaria – Don Milani

DESCRIZIONE: Il mio robot si chiama RULLO ROBOT XYZ-23. Ha una testa rotonda, occhi, naso e bocca colorati. Ha 4 braccia: 2 allungabili e alla fine una pinza, altre 2 allungabili e alla fine una mano. È alto 1 metro e al posto dei piedi ha delle rotelle. CARATTERISTICHE: RULLO 23 è un robot elettronico. Interagisce con me e prova dei sentimenti, ma solo per i robot. Ha un pulsante verde che fa apparire lo schermo e la tastiera di un computer, che funziona anche da stereo e da televisione. Poi ha un pulsante rosso che serve per farlo diventare un bracciale, così lo posso portare sempre con me. Deve saper fare ciò che fa un uomo e deve farmi compagnia. Ha una vista e un udito che possono arrivare fino a 300.00 Km. Si può trasformare in una navicella spaziale, che posso guidare senza patente. Ha delle tasche da cui tira fuori tutto ciò che voglio. Sa diventare piccolissimo e volare. È in grado di registrare, filmare e scattare foto. Può trasformarsi in una fotocamera digitale e in un navigatore satellitare. Di notte si attacca alla corrente per ricaricarsi.

L’INCONTRO CON IL MIO AMICO

Quando andai in Inghilterra comprai un robot. Tornata a casa lo attaccai alla corrente e andai a dormire, ma la mattina dopo trovai una sorpresa incredibile : il mio robot si era animato e mi parlava! Decisi di dargli un nome e lo chiamai RULLO ROBOT XYZ-23 (ma siamo diventati grandi amici, quindi lo chiamo RULLO). “Stai attenta”, mi disse quando lo riattaccai alla corrente. “ Sento una strana scarica elettrica”. Mi raccontò tutto ciò che sapeva fare e mi disse che lui era stato costruito da un ragazzo inglese che aveva assemblato vari pezzi. Parlammo per tante ore e da quel momento fummo inseparabili. Andammo a fare una passeggiata nei giardini della Q4 e per ogni cosa che vedeva voleva sapere come si chiamasse e cosa facesse. Quando tornammo volle vedere tutta la casa e conoscere il nome di ogni stanza. Mi insegnò alcune parole che gli aveva programmato quel ragazzo inglese: ciao si diceva “ta-ta”, grazie si diceva “aaate”, prego si diceva “peg” ed Erika si diceva “Eta”. Poi mi disse che aveva un po’ di nostalgia per il suo amico e si intristì un po’. Allora io per distrarlo gli dissi:- RULLO vorrei provare a volare su di te”. In un istante si trasformò e volammo per un ora. Giocammo a molti giochi da tavolo, al computer, ma purtroppo la sera arrivò presto. Io dissi, un po’ triste:- ora vuoi ritornare dal tuo amico inglese? Pensò un attimo e rispose:- Non parto, perché anche se ho un po’ di nostalgia, ora mi trovo bene qui con te. Io lo abbracciai forte, a nche se mi feci un po’ male perché era di ferro! Con lui mi trovo molto bene, perché so che è un amico fedele. Passiamo le giornate insieme, però non lo “uso” per fare i compiti, ma per stare con me, perché avere un amico è sempre bello.E se l’amico è simaptico e divertente come lui, è ancora più bello!

Storie Robotiche [sec. primo grado 3^ A]

LA DESCRIZIONE DI FLUFF

Il mio robot non dovrebbe essere troppo grande ma neanche troppo piccolo, quando chiudo gli occhi lo immagino con una testa grande come il corpo, entrambi ricoperti da una massa di pelliccia colorata, blu a chiazze rosa. Dovrebbe avere due occhi verdi e una bocca sempre piena dei cibi più gustosi. Al collo porterebbe una grossa sciarpa verde, abbinata al grande cappello che lo proteggerebbe con amore dal quale, ogni tanto, estrarrebbe dolci di tutti i tipi. Dal suo corpicino partirebbero due braccia meccaniche viola, capaci di allungarsi, terminanti con quattro filamenti, le dita, e due grandi piedoni con tre dita di colore arancione. Lo immagino molto reattivo, che non parli e che qualche volta, perda uno dei pezzettini che lo compongono così io con pazienza li rimonterei. Il mio robot dovrebbe essere tanto dolce, sempre pronto ad ascoltarmi e sostenermi, dovrebbe essere il mio migliore amico. Con qualche difetto però, che ne farebbe quasi un essere umano. Con un nome, non so quale, forse Fluff, non apparterrebbe a me, ma farebbe parte di me, sempre pronto a seguirmi e sfamarmi con il suo goloso cappello. Non dovrebbe rendere più semplice la mia vita, servendomi come voglio, dovrebbe solo colorarla un pò così che a ogni strano verso come fluff o ciock, mi riempirei di gioia.

LA STORIA

Non avrebbero mai potuto sapere che da quel giorno le loro vite sarebbero parzialmente cambiate, o meglio le loro fatiche sarebbero diminuite grazie a due simpatici e buffi ammassi di metallo. Ancora adesso, stranamente, nessuno delle loro famiglie è riuscito a capire come siano venuti fuori due soggetti simili. Era notte. E proprio quella notte si sentivano dei rumori. A dire la verità solo Rossella li sentiva ma non ci faceva caso, in quanto convinta appieno, come sempre, di essere nel bel mezzo dei suoi sogni. E la mattina, cosa si ritrova in camera, già indaffarato a farle la cartella? Un essere, sempre che lo fosse,di metallo, plastica o qualcosa di simile, alto un metro scarso, veloce e stranamente silenzioso. A primo impatto era più che sicuro di assistere a una delle sue visioni, in seguito capì che non era così perchè non accennava affatto a scomparire. Allora provò a prendere la cosa alla leggera, con simpatia come aveva fatto anche quell’esserino di fronte a lei che, ancora tutto soddisfatto, la fissava. A un tratto, negli occhi gli si accesero due lucette di colori differenti e poi, con una vocetta tecno, le fece: – Ciao! – Ricambiò il saluto leggermente intimidita, atteggiamento che, però, dopo un romantico episodio svanì completamente: diventarono, infatti, due veri amici, l’uno si poteva fidare tranquillamente dell’altra, e erano, ormai, una cosa sola, inseparabili dopo un aneddoto che forse avrebbe dovuto dividerli. Alcuni giorni dopo l’apparizione del robot, a scuola, l’unico luogo in cui il piccolo non la seguisse, la ragazza raccontò tutto ad una sua amica, la quale le spiegò che, grazie a una simpatica, ma strana coincidenza, anche a casa sua era arrivato uno strano aggeggio di circa mezzo metro ricoperto da una folta pelliccia colorata che ancora non aveva pronunciato una parola ma solo emesso uno strano piccolo suono con il quale ormai lo chiamava, Fluff. Decisero allora di incontrarsi così da riuscire a chiarirsi le idee. Nel pomeriggio, finalmente, Andrea, l’altra ragazza, aveva trovato il tempo di andare a casa dell’amica. Ma quando suonò alla porta e Rossella le aprì successe qualcosa che confuse ulteriormete le idee alle ragazze: i robot, con gli occhi da sognatori, avevano iniziato a emettere dalla bocca delle grandi bolle come di sapone, dai colori più svariati, che lentamente salivano verso il cielo. Andrea entrò e, ancora sbalordita lì presentò, Pof farfugliò qualcosa: – Bit egò Pof sin tech sent – e Fluff gli rispose: – Onecut hava Fluff -, per la prima volta aveva parlato. Le ragazze, ormai con il cervello in fiamme, presero un foglio, si sedettero e cercarono di parlare con Pof: – Ciao! Come va? – disseo lentamente. Lui senza scomporsi rispose: – Bene e a voi? –
– Bene, ma ….tu chi sei? –
– Pof –
– Si, ma …insomma: cosa sei? –
– Sono come Fluff –
– Ok ma più esattamente, cosa siete? –
– Robot: perchè , non si vede? –
Le ragazze ormai innervosite si arresero, era come se i robot non volessero far sapere chi fossero. Cambiarono, allora, discorso.
– Cosa vi siete detti prima? –
– Ci sìamo presenta – rispose Fluff in un italiano un pò stentato che fece brillare gli occhi ad Andrea, orgogliosa della prima frase del suo robot.
– Mi è venuta un’idea -, disse poi, – perchè non insegnamo a Fluff a parlare? –
Passarono, allora, due ore circa e tra continue risate e bolle si sapone dei due robot era arrivata, a malincuore, l’ora di tornare a casa. Rimasti soli, Rossella chiese a Pof, che si era visibilmente rattristato: – cosa succede? –
– Niente, cosa può mai succedere a un robot, sono stanco – ma dopo un’occhiataccia della ragazza ammise: – Come dite voi quì? Sento le formiche nella pancia – Rossella lo interruppe: – Sei cotto! –
– Wit conc – rispose come rassegnato.
– Cosa? –
– E già……………………………………………Tu puoi aiutarmi? –

La ragazza, con lo sguardo di chi ha già un’idea, acconsentì e il giorno dopo parlò con l’amica: anche Andrea aveva la stessa missione. Tornate a casa riferirono tutto ai loro robot e più tardi si incontrarono al parco, decise a creare l’atmosfera perfetta. Tuttavia, subito dopo aver lasciato soli i due automi, il cielo divenne di un viola caldo e due palline, una blu e l’altra rosa, uscirono dai nasi di Pof e Fluff raggiungendo il naso dell’altro. Che spettacolo!!!! Non sapendo cosa fosse successo, ma comunque soddisfatte per l’evidente successo della loro iniziativa, Rossella e Andrea tornarono a casa. Tuttavia, non riuscivano a dimenticare ciò che avevano visto e, nonostante le continue richieste di spiegazione, non riuscivano a capire bene che cosa fosse accaduto. Infatti, il discorso finiva sempre con la paziente affermazione dei poveri robot che, con aria rassegnata, ripetevano: “si, è come dici tu, ci siamo messi insieme!” E il solito “Ah, e non potevi dirlo prima!” delle ragazze. Fluff e Pof scambiavano occhiate furtive: per molti aspetti era difficile spiegare a due umane i loro sentimenti robotici… Comunque, nonostante ciò, quell’episodio fu alla base di un grande rapporto tra le ragazze e i robot, che divennero l’uno una parte dell’altro: ormai da soli si sarebbero sentiti persi… anche se Fluff e Pof impararono a lasciare un pò di intimità ad Andrea e Rossella e a rispettare gli spazi e i tempi destinati alle grandi confidenze delle due amiche. Certo, non sempre è facile comunicare tra due mondi tanto diversi, ma imparare a rispettarsi reciprocamente non è forse la regola base per ogni pacifica convivenza?

Andrea Silvestri e Rossella Lanna cl. 3°A – secondaria di primo grado

Ipotesi per l’anno che verra’ [secondaria primo grado]

Cara Linda,
la tua puntualizzazione mi ha un po’ turbata. Pensa un po’, ho letto in fretta e non me ne sono resa conto… pensavo si trattasse di bambini che, data l’età, potrebbero facilmente subire il fascino dei super eroi. Tuttavia, se la cosa riguarda ragazzi già grandi mi sembra ancora più preoccupante! Ecco un altro argomento di discussione. Ho visto ciò che hai inserito sul blog: grazie.

A presto! Luisa

Ipotesi per l’anno che verra’ [infanzia Latina]

Cara Luisa, grazie per il tuo intervento, che ho appena inserito nel blog Micromondi, Microscopi, Mondi attivi e Microrobot cosi’ da creare sia una memoria on line della nostra co-costruzione dei percorsi per il prossimo anno scolastico, che per realizzare un ponte con i colleghi ed amici che fanno parte di Rob&Ide

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[Emilia Romagna] Direzione Didattica 3° Circolo Sassuolo -Modena-

[Emilia Romagna] ITI Volta di Sassuolo -Modena-

[Lazio] Istituto Comprensivo Don Milani Latina

[Lazio] Liceo Artistico Statale di Latina

[Lazio] SSIS Universita’ del Lazio: Arte e Disegno

[Liguria] Scuola di Robotica

[Liguria] I.P.S.I.A. Gaslini di Genova Bolzaneto

[Liguria] Istituto IPSIA Gaslini Genova

[Liguria] Scuola Infanzia Gaslini di Genova *

[Lombardia] Istituto comprensivo “G. e G. Robecchi” di Gambolò -PAVIA-

[Lombardia] Scuola secondaria di primo grado Marconi Gambolò -PAVIA-

[Lombardia] Polo Tecnico professionale industriale ITIS “A.Righi” Treviglio (BG)

[Piemonte] 1° Circolo Pinerolo (TO)

[Piemonte] M.C.E. Movimento di cooperazione educativa

+ gli Osservatori e/o collaboratori

[Lazio] Istituto dei Sistemi Complessi CNR Area della Ricerca di Roma – Tor Vergata

[Toscana] EgoCreaNet

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Invito, dunque, in seguito, ad intervenire sia nella mailing list [micro-robotLT], che direttamente sul blog

A presto, Linda

PS

le riflessioni sui robot e la guerra [in Rob&Ide] sono inizialmente parteti dal collega Bruno che e’ di un istituto superiore: l’I.P.S.I.A. Gaslini di Genova Bolzaneto

Ipotesi per l’anno che verra’ [secondaria primo grado]

Trovo che l’idea della roboetica sia interessante. D’altra parte, come si diceva oggi con Linda, i ragazzi sono molto più generosi e disponibili di quanto non si pensi.. Dalla fantasia dei miei ragazzi di seconda media sono nati due modelli di robot destinati a essere strumento di pace e non di guerra: il primo per portare il sorriso a ragazzi ammalati, il secondo per nutrire i tanti bambini che ne hanno bisogno. Il tutto, realizzato con materiale di riciclo, proprio perche’ anche in questo un robot non può rappresentare un danno per l’ambiente. Io penso che ci sia da riflettere: ho letto sul blog che spesso i robot vengono visti dai bambini come super eroi destinati a combattere, ma in un’età già un po’ più matura e consapevole, forse, cambia anche il modo di immaginarli. E, comunque, la roboetica potrebbe essere di grande aiuto. Un saluto a tutti. Luisa

Info Kit di robotica e verifica pezzi

Ciao, ho inviato nella mailing list [micro-robotLT] il prospetto dei kit della robotica che ho finito di controllare (grazie anche all’aiuto di alcuni studenti).

[qui potete vedere alcune foto ricordo]
[documentazione ne “La Scatola delle Esperienze]

Potete verificare, per favore, -per poi comunicarmi- la corrispondenza

Kit => docente/scuola/classe?

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Kit 1 = docente ?

Kit 2 (ex kit 1) = docente ?

Kit 3 = docente Bona della primaria

Kit 4 = docente Galardo della primaria

Kit 5 = docente Bazzano della primaria

Kit 6 = docente Nigro della secondaria di primo grado

Kit 7 = docente ? della prima C

Kit 8 = docente Triunfo della primaria

==0==================================

Colgo inoltre l’occasione per comunicarvi che ho effettuato la compensazione dei pezzi in più, ponendoli nelle scatole che non li avevano [v. riepilogo in allegato].

Come sempre invito a compilare il foglio-registro presente in ciascun kit.

Ad ogni kit dovrebbe corrispondere un gruppo di studenti e, per quanto possibile, non dovrebbero essere mischiati i contenuti dei vari kit anche perché se, per es., il gruppo 1 ricorresse ai pezzi del gruppo 2 rischierebbe di penalizzare l’attività di quest’ultimo gruppo. Gli studenti dovrebbero inoltre riporre nelle scatole corrispondenti i pezzi che non usano

Per le ins. Ivana La Salvia e Luisa De Matteis

Per favore, potete estendere queste comunicazioni alle colleghe che non hanno accesso ad internet

Grazie a tutte per la collaborazione, Linda
Ins. Referente per la robotica

Armadio dedicato alla robotica

Ciao, comunico che nella biblioteca situata al piano terra del nostro istituto e’ stato ricavato uno spazio che verrà dedicata alla robotica; in questo c’e’ un armadio dove ho riposto i kit mindstorm. Ho inoltre contrassegnato ogni scatola dei kit con un numero. Ho inoltre contrassegnato ogni scatola dei kit con un numero.

L’ARMADIO CONTIENE:

  • – Sei kit Lego Mindstorm “vecchio tipo”
  • – Sei scatole di kit ancora da utilizzare
  • – Otto kit robot “ultimo tipo”

Ciascun insegnante è invitato ad annotare in stampatello [ sul foglio che si trova in ciascun kit ] i dati richiesti, ovvero:

  • – KIT NUMERO ________
  • – DATA
  • – Cognome docente
  • – Nome docente
  • – Ordine scolastico
  • – classe
  • – N° studenti
  • – note

Grazie, Linda Giannini
Ins. Referente per la robotica